BRUXELLES – FUMATA BIANCA AL VERTICE EUROPEO. RECOVERY FUND IN TASCA.

Se tutti esultano vuol dire che è andata bene. Bisognerà vedere a quale prezzo. E' ancora troppo presto per parlarne. Conte dice che è stato un gran successo. Vedremo.

Bruxelles – Un applauso durato a lungo quello che ha seguito il termine del summit più lungo della storia dell’Unione Europea. 750 miliardi, 390 di soli sussidi: “….Giorno storico per l’Europa – ha detto Macron – potremo guardare al futuro…”. A fargli da eco il premier Conte: “…Abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo. Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie…”. 

Charles Michel

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Il piano attuale dunque prevede lo stanziamento di 390 miliardi di sussidi più 360 di prestiti per un pacchetto complessivo di 750 miliardi. In questa prospettiva all’Italia andrebbero 209 miliardi, di cui 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 di prestiti. Rispetto alla proposta iniziale si tratterebbe di assorbire 35 miliardi in più stanziati sotto forma prestito. Per quanto riguarda il bilancio europeo 2021-2027, invece, la nuova proposta targata Michel prevederebbe un esborso totale di 1.074 miliardi. In tale maniera per i cosiddetti paesi frugali sarebbero maggiori i rebate, ovvero i cosiddetti “sconti” nei contributi al bilancio.

Il premier Giuseppe Conte è chiamato a una sfida difficile

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La vera battaglia Conte sembra averla vinta sulla questione governance. La possibilità di porre il veto dei Paesi membri alle proposte di riforma di uno Stato, come fortemente richiesto da Mark Rutte, dovrebbe essere stata respinta. Spetterà dunque al Consiglio Ue, tramite una maggioranza qualificata in base alle proposte presentate dalla Commissione, esercitare tale funzione. Il Comitato economico e finanziario (Cef) sarà invece l’organo preposto per la valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali.

Dall’altra parte, il primo ministro olandese, ha trionfato nella battaglia per l’aumento dei costi di raccolta delle risorse proprie Ue tradizionali, tra le quali ci sono i dazi doganali, dal 20% al 25%. In sede di negoziato ha avuto un ruolo centrale anche la discussione intorno al rispetto dello Stato di diritto. In particolare, la questione ha riguardato l’Ungheria di Viktor Orbán e la Polonia di Mateusz Morawiecki. Sebbene all’inizio di due Paesi abbiano mostrato ostilità verso le condizioni presentate dai rappresentanti europei, nella serata ci sarebbe stato un progressivo riavvicinamento tra il cosiddetto gruppo di Visegrad e Consiglio.

Viktor Mihály Orbán

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Come preannunciato da queste colonne, il Next Generation Eu si è orientato in maniera maggiore verso i prestiti rispetto al piano presentato inizialmente. Non pochi, dunque, potrebbero essere i programmi che vedranno tagli importanti già prima della partenza. Meno fondi sono stati destinati al React Eu e Horizon, pensato per potenziare i fondi di coesione; ma anche ai fondi Nge, destinati a rafforzare l’orizonEurope, il programma per la ricerca. Anche il legittimo successore del piano Juncker, l’InvestEu, ha visto dimezzarsi i fondi da 30,3 miliardi a 2,1 miliardi, mentre viene dimezzato il rafforzamento allo sviluppo rurale con una riduzione  da 15 a 7,5 miliardi. Non solo, in maniera abbastanza paradossale il piano Michel ha previsto un taglio preventivo ai fondi per la risposta alle emergenze. Infatti, anche la RescEu dovrà scontrarci con un ridimensionamento economico. Analoga sorte è toccata al Ndici, i fondi per  lo sviluppo e la cooperazione internazionale, che saranno di 3,5 miliardi invece che di 15,5 miliardi.  

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RECOVERY FUND? UNA TRAPPOLA CHE NON È SFUGGITA AGLI EUROSCETTICI.

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