Blocco o rallento il web per farla franca

E se ciò non bastasse basta invocare il diritto all’oblio (per chi si arrende) o la censura per tappare la bocca a libertà e democrazia. Specie con i mass media.

I blackout di Internet utilizzati per l’oblio e il controllo sociale. In qualsiasi forma di società il potere politico ha sempre cercato di esercitare il controllo sociale dell’opinione pubblica. Di diverso ci sono solo gli strumenti con cui esso lo realizza. Oggi c’è il web e anch’esso si adegua trasformandosi in digitale. L’anno scorso l’oscuramento è avvenuto quasi ogni giorno.

E’ quanto emerge dal report di KeepItOn, una coalizione globale lanciata nel 2016 da Access Now, un’organizzazione internazionale no-profit con sede a New York City. Fondata in California nel luglio 2009, si occupa di diritti civili digitali. L’organizzazione pubblica rapporti sulla censura globale di Internet e ospita il “RightsCon”, il principale vertice mondiale sui diritti umani nell’era digitale. Lo scopo è quello di monitorare, documentare e contrastare i blocchi digitali, usati come strumenti di repressione per limitare la libertà di espressione. 

L’interruzione può avvenire in vari modi, tra cui: chiusura totale o parziale dell’accesso a Internet, specialmente durante elezioni o proteste; rallentamento intenzionale della connessione per rendere impossibile l’uso di foto o video. Il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio, anche nelle società “democratiche” per impedire che la società civile possa documentarsi su quali siano le forme coercitive nell’era digitale.

Secondo i dati diffusi, nel 2025, ci sono stati 313 oscuramenti della rete in ben 54 nazioni, superando il numero del 2024. Ogni anno si registra una crescita. Se si pensa che solo 10 anni fa, quando Access Now ha iniziato il suo meritorio lavoro, i casi erano stati solo 80 si comprende come il fenomeno sia diventato pervasivo e allarmante! E’ una situazione simile a quella descritta da George Orwell nel suo celebre romanzo “1984” in cui dominava la figura onnipresente e totalitaria del “Grande Fratello”, il leader che governava e simboleggiava il controllo assoluto, la sorveglianza di massa.

Il fatto che il romanzo, una vera distopia letteraria, sia stato pubblicato nel 1949, conferma come l’autore sia stato altamente predittivo. I Paesi che hanno deciso nel 2025 di oscurare la rete in maniera frequente sono stati: Myanmar, India, Pakistan, Russia, Iran. Nelle democrazie il blackout di Internet avviene in maniera più sofisticata, spesso giustificata da ragioni di sicurezza nazionale e di controllo dei contenuti sui social media.

Il fenomeno è talmente serio che l’anno scorso la Corte penale internazionale ha ravvisato un nesso tra l’oscuramento di internet e i crimini contro l’umanità, perché è una violazione del diritto e nuoce allo sviluppo democratico. Il blackout digitale è diventato uno degli strumenti utilizzati durante le guerre, in cui si assiste ad un’impennata di cyberattacchi, blocco dei satelliti e danneggiamenti di infrastrutture per la telecomunicazione.

I blackout di Internet o i rallentamenti della rete utilizzati per fini illegali

Nel Belpaese c’è un vivace dibattito su censura e diritto all’oblio. Si discute di proposte di legge che potrebbero portare alla deindicizzazione o rimozione forzata da internet della storia giudiziaria di politici, configurando, però, un rischio di censura della storia. Non passa giorno che i giornali, per esempio, non ricevano mail perentorie di sedicenti aziende specializzate che diffidano le redazioni ai fini di cancellare articoli, deindicizzarli e non solo, invocando a sproposito la legge sull’oblio per, udite udite, mafiosi, delinquenti comuni e politici corrotti già condannati. Tutto questo per vicende ancora attuali e di pubblico interesse.

Il problema di fondo è che Internet è stato presentato come veicolo massimo di libertà e democrazia. In realtà si sta trasformando in una sorta di “mantide religiosa digitale”: prima seduce, ammalia, facendo credere all’utente di avere il mondo a disposizione, poi reprime qualsiasi idea che possa “disturbare il manovratore” e lo status quo. E’ la tecnologia bellezza…