Con quasi 1.600 medici di base mancanti e ospedali sotto pressione, Bertolaso lancia una misura inedita per attrarre professionisti qualificati dall’estero.
Mancano i medici. Mancano gli infermieri. E la Lombardia, prima regione d’Italia per popolazione e peso economico, non può più permettersi di ignorare un’emorragia di personale sanitario che sta diventando ogni anno più difficile da tamponare. La risposta della giunta regionale arriva sotto forma di un registro inedito: un elenco ufficiale nel quale i professionisti della salute con titoli conseguiti fuori dai confini nazionali potranno segnalare la propria disponibilità a lavorare sul territorio lombardo.
L’idea, promossa dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso e approvata dalla giunta, è semplice nella sua architettura: chi ha studiato medicina o infermieristica all’estero si iscrive sul portale regionale, le strutture sanitarie, ospedali pubblici, cliniche private accreditate, enti del Terzo settore, consultano l’elenco e contattano direttamente i profili di loro interesse. Un canale diretto, senza intermediari, per mettere in comunicazione domanda e offerta in un settore che soffre da anni.
Va precisato, però, che l’iscrizione al registro non apre automaticamente le porte alle corsie. Non si tratta di un riconoscimento del titolo straniero né di una garanzia di impiego: spetterà a ciascuna struttura valutare nel concreto le competenze del candidato, accertarsi che padroneggi sufficientemente l’italiano e giudicarne l’idoneità professionale. «Non è una scorciatoia», tiene a precisare Bertolaso, ma uno strumento pragmatico per rispondere a un’emergenza reale.
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati Ocse diffusi di recente, solo nella medicina territoriale lombarda mancano all’appello circa 1.540 medici di famiglia, con un deficit che sfiora il venti per cento del fabbisogno complessivo. Una carenza che non è congiunturale ma strutturale, destinata ad aggravarsi con il progressivo invecchiamento della popolazione e l’uscita dai ranghi delle generazioni di camici bianchi formate negli anni Ottanta e Novanta.
Fino al 31 dicembre 2029, la normativa attualmente in vigore consente l’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie anche in deroga alle ordinarie procedure di riconoscimento dei titoli esteri. Una finestra temporale che la Lombardia ha scelto di sfruttare, scommettendo sull’apertura come antidoto alla crisi.