BERLINO BATTE DI CASSA E RICATTA: NON PASSA LO STRANIERO…

Che il debito privato delle famiglie italiane sia minore rispetto a quello tedesco non è il giusto metro di misura per dedurre la ricchezza effettiva delle famiglie. Al contrario è fuorviante e pericoloso. Il 14% di patrimoniale sarebbe un suicidio. In Germania non aspettano altro.

Come ridurre il debito pubblico dell’Italia? La risposta sembrerebbe arrivare dalla Germania, pronta a sventagliare l’ipotesi di una patrimoniale totale che colpirebbe indiscriminatamente la maggior parte della popolazione nostrana. Insomma, un vero e proprio modello greco, con tanto di prelievi forzati sui conti in banca dei risparmiatori. Infatti, stando alle parole del giornalista Daniel Stelter, il governo di Berlino avrebbe studiato un piano, ancora non propriamente pubblico, secondo il quale per ridurre il debito sovrano italiano bisognerebbe imporre una tassa sul 14% della ricchezza privata dei cittadini dello Stivale. La patrimoniale sarebbe stata concepita in maniera “erga omnes”, ovvero indirizzata a tutti e su tutti i beni.

Una soluzione che in qualche maniera permetterebbe all’Europa politica, e in primis proprio alla Germania e all’Olanda, di riacquistare gran parte dell’investimento effettuato per sopperire alla crisi sanitaria del Covid-19. Il pensiero del giornalista ed economista parte proprio dall’analisi dei differenti debiti pubblici comunitari. Il nostro, di craxiana memoria, è il più alto d’Europa: pari al 137% del Pil nazionale, ovvero circa 2.446 miliardi d’euro. Al secondo posto c’è il Portogallo. Il Paese della Rivoluzione dei Garofani registra un debito sovrano di 120,5%, poco maggiore di quello belga e francese che, rispettivamente, si attestano al 102,2% e 100,4%. Tra i Paesi più virtuosi, neanche a dirlo, la Germania con il 61% e l’Olanda con il 49%.

Ci sarà la tassa patrimoniale nel prossimo futuro italiano ?

A far storcere il naso alla cancelliera Merkel sarebbe proprio l’inclinazione dei lavoratori italiani al risparmio. Infatti la ricchezza privata italiana, sommatoria dei conti correnti – risparmi e immobili – equivale all’incirca a 9.900 miliardi di euro. Una cifra che supererebbe di almeno tre volte quella del debito pubblico italiano. Proprio in ragione di questa virtuosa peculiarità Stelter giustificherebbe la scelta “…Per una questione di giustizia…” nella quale l’Italia non dovrebbe chiedere fondi incondizionati all’Unione Europea per arginare la regressione economica prodotta dal virus. Ma, al contrario, dovrebbe provvedere autonomamente a studiare un piano emergenziale. Per l’economista la strada migliore sarebbe quella di porre una patrimoniale al 14%, che porterebbe nuovamente il rapporto debito Pil italiano al 60%, così come stabilito dal trattato di Maastricht.

“…Una patrimoniale del 14% – scrive Stelter sulle colonne Manager Magazine – riuscirebbe a porterebbe il debito pubblico italiano ben al di sotto dell’attuale 137% del Pil. Esso scenderebbe infatti fino al 60%, che poi è esattamente la quota virtuosa della Germania in linea con le direttive di Maastricht…”.

Per dare manforte alle proprie teorie, il cronista compara il debito privato dei cittadini europei.  Da questa ricerca emerge che l’Italia è la nazione dove il debito contratto da imprese e famiglie è il più basso. Con il 69% effettuato dalle imprese e il 41% dalle famiglie, il Bel Paese gode di un debito privato pari al 111% del Pil.  La Germania, invece, conta un debito privato del 114% del Pil (59% imprese, 54% famiglie). Anche l’Olanda, prima per quanto riguarda la virtuosità nel debito sovrano, cade davanti al debito privato, toccando quota 264%. A chiudere questa classifica c’è la Francia, con un gigantesco debito privato stimato intorno al 317% del Pil.  Questi dati, oltre a spiegare il motivo per cui Parigi è così saldamente attaccata alle obbligazioni comuni nell’eurozona, in realtà smontano la stessa teoria di Stelter:“…Non solo le famiglie italiane sono significativamente più ricche di quelle tedesche, ma sono anche meno indebitate…”. L’economista o ha sbattuto la testa oppure, grazie ad una visione semplicistica dell’insieme, tenta di mostrare una realtà differente da quella che è realmente. Partendo dal presupposto che il comparti industriali italiano e tedesco sono estremamente differenti, mettere in relazione i debiti privati delle imprese risulta palesemente errato, se non tendenzioso.

Il debito pubblico italiano è il più altro d’Europa

Soprattutto se non elaborato in valori assoluti. Ciò che Stelter non considera è proprio la differenza sul piano sociale che intercorre tra Italia, Germania e molti altri Paesi Europei. Il welfare state nostrano, per quando martoriato dai politici di qualsivoglia schieramento ideologico, prevede una serie di garanzie, tutele e diritti che altri Paesi non applicano. Sostanzialmente le spese italiane per la gestione pubblica sono molto più esose rispetto a quelle tedesche, in particolar modo se paragonate alla differenza dell’introito industriale di cui godono le due nazioni. Pensiamo, ad esempio, al diritto allo studio: in Italia l’accesso all’università è praticamente garantito per tutti, in altri Paesi del Vecchio Continente, invece, vige il debito di studio, in chiara continuità con il pensiero americano. Tale debito può esser estinto dallo studente tramite la futura retribuzione lavorativa che percepirà. L’Italia, dall’altra parte, non può chiudere gli occhi davanti al grave fenomeno della disoccupazione che nel Mezzogiorno è la più altra d’Europa. Proprio per tale ragione, imporre un debito privato per lo studio impedirebbe a numerosi discenti di talento di realizzarsi nelle materie di loro vocazione. Inoltre, e non è certo per piaggeria, il Bel Paese non può vantare le industrie di scala di cui godono i Paesi del Nord Europa. Ciò è motivato sia da un punto di vista storico, che morfologico.

Poco male se non fosse che con il secondo shock europeo, ovvero con l’allargamento del mercato unico ad Est, l’Europa politica ha benedetto e assecondato il divario Nord-Sud, ponendo le basi per la creazione della cosiddetta Europa a due velocità. Per sopperire a un mercato molto più competitivo, l’Italia – come la Spagna, il Portogallo e la Grecia – ha dovuto attuare selvagge delocalizzazioni che hanno provocato una spaventosa diminuzione del potere d’acquisto nella popolazione, riducendo in maniera drastica stipendi e occupazione. Insomma il fatto che il debito privato delle famiglie italiane sia minore rispetto a quello tedesco non è il giusto metro di misura per dedurre la ricchezza effettiva delle famiglie. Al contrario è fuorviante e pericoloso.

Il governo è chiamato a dare risposte sicure e concrete

Non già per il fatto che proprio questa contrattura del mercato è stata indotta dai Paesi ricchi di un tipo d’economia differente da quella italiana, come ad esempio la Germania. Attuare una patrimoniale unica per tutti i cittadini, specie in un momento in cui la disoccupazione sta schizzando al 12.7%, significherebbe emulare in Italia il destino greco. Inoltre sarebbe una maniera per salvare i grandi industriali italiani incentivandone la fuga di capitali all’estero e lasciando la gravosità della depressione economica sui lavoratori e su piccoli e medi imprenditori. Di quante altre parole, discorsi o affermazioni avremo bisogno per comprendere il vero “sentimento comunitario” teutonico? Non solo Conte e l’esecutivo tutto devono sottrarsi con ferrea opposizione a tali proposte indecenti provenienti da Berlino ma devono avere anche il coraggio di creare una via nazionale e indipendente alla supremazia tedesca. La patrimoniale potrebbe essere giusta se a pagarla fossero le grandi imprese e multinazionali presenti sul nostro territorio e nell’interesse del nostro Paese, non dell’Europa ovvero della Germania. Sarebbe, invece, uno stillicidio se ad andarci di mezzo dovesse essere il ceto medio. In questo secondo caso il vecchio adagio “cornuti e mazziati” andrebbe a fagiolo per spiegare il futuro del Bel Paese.

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