Avvelenate con la ricina, il piano del killer “studiato nei minimi dettagli”

Sette mesi dopo la morte di Antonella e Sara, il giallo di Pietracatella si arricchisce di nuovi tasselli: chi ha agito conosceva le abitudini della famiglia e i tempi del veleno.

Campobasso – A sette mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, il giallo di Pietracatella continua ad arricchirsi di nuovi, inquietanti tasselli. Gli investigatori non hanno ancora un nome e un volto da mettere sul registro degli indagati, ma il quadro che emerge dalle ultime ricostruzioni lascia intravedere un disegno spietato: un piano che, se confermato, sarebbe stato preparato con estrema, glaciale attenzione.

L’ipotesi che si fa strada tra gli inquirenti è tanto semplice quanto agghiacciante. Chi ha agito conosceva ogni dettaglio della vita delle due donne: non soltanto le loro abitudini quotidiane, ma anche il funzionamento della ricina e i tempi necessari affinché il veleno potesse agire indisturbato, passando inosservato almeno nelle prime, decisive fasi delle indagini.

L’inchiesta si trova in una fase delicatissima: chi indaga ritiene ormai di essere vicino a definire il quadro investigativo, ma attende ancora quegli elementi capaci di trasformare i sospetti in prove.

È il paradosso più crudele di questa storia. Il profilo dell’assassino sembra prendere forma, l’ombra si allunga sempre più vicina, eppure la verità resta a un passo, imprendibile. Un vantaggio costruito con freddezza, che ha permesso a chi ha ucciso di muoversi al riparo per mesi. Ma proprio quella cura maniacale, quel calcolo studiato nei minimi dettagli, potrebbe nascondere gli errori destinati a tradirlo.