Giallo fuori dall’ospedale, uomo trovato senza vita in una pozza di sangue

Il cadavere del 40enne Mirko Frescucci è stato rinvenuto nel parcheggio del nosocomio: era segnato da numerose ferite da taglio. Si indaga per omicidio.

Arezzo – C’è un buio che, nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 settembre, ha inghiottito il parcheggio sterrato alle spalle dell’ospedale San Donato. In quello spiazzo di terra battuta riservato ai dipendenti, che in città tutti chiamano il “parcheggio degli infermieri”, il corpo senza vita di Mirko Frescucci, 40 anni, è stato trovato riverso al suolo in una pozza di sangue, vestito solo di jeans e maglietta, le scarpe sfilate. A dare l’allarme, poco dopo le tre, sarebbero stati alcuni passanti richiamati da grida nel silenzio.

La vittima era un volto conosciuto nel Cortonese. Mirko Frescucci, classe 1986, originario di Cortona e da tempo residente a Pisa, celibe, proveniva da una famiglia stimata del territorio. Sul suo corpo il medico legale ha contato numerose ferite da taglio, compatibili con un coltello o comunque con un oggetto affilato. Ma l’arma non è stata trovata: accanto al cadavere gli investigatori hanno repertato soltanto alcuni frammenti di bottiglia, e ora resta da capire se anche un vetro rotto possa aver inciso quelle lesioni.

Potrebbe essere morto dissanguato, consumato dalle emorragie provocate dai tagli. I carabinieri di Arezzo hanno sigillato e transennato l’intera area, setacciando il terreno nel raggio di cento-duecento metri a caccia di impronte e tracce biologiche lasciate da un eventuale aggressore. La pioggia caduta nei giorni scorsi ha reso il fango ancora fresco: un dettaglio che i rilievi scientifici sperano di far parlare.

Il nodo più fitto resta quello delle ultime ore del quarantenne. Venerdì sera Frescucci sarebbe stato visto in un bar del quartiere San Donato, ma nessuno sa ancora perché, a notte fonda, si trovasse in quel parcheggio deserto, né se aspettasse qualcuno. Gli inquirenti hanno però un punto fermo: escludono ogni legame con la droga e con il mondo dello spaccio, e hanno accantonato subito l’ipotesi dell’overdose.

A squarciare il silenzio della notte sarebbero state delle urla. Un residente ha raccontato di averle udite intorno alle 3.30, come una lite o un’ultima, disperata richiesta d’aiuto. Una circostanza ancora da verificare, anche perché, secondo una prima ricostruzione, la morte potrebbe risalire a circa un’ora prima.

Le indagini sono coordinate dalla Pm Julia Maggiore, che al momento non esclude alcuna pista: dall’omicidio al gesto estremo. L’autopsia, disposta dalla Procura, è fissata per giovedì 17 settembre e la salma sarà con ogni probabilità trasferita a Siena. Fino ad allora, sul parcheggio degli infermieri resta sospesa una sola domanda: chi c’era, davvero, accanto a Mirko negli ultimi istanti della sua vita.