Giallo della ricina, il cerchio si stringe: chi sono i tre sospettati

Sangue e settanta alimenti volano a Berlino, dove i super esperti tedeschi cercano il segreto del veleno che ha ucciso mamma e figlia.

Campobasso C’è un cerchio che si stringe, lento e inesorabile, attorno al mistero più oscuro del Molise. Il giallo della ricina, il veleno degli 007 e dei dissidenti eliminati nell’ombra, entra nella sua fase decisiva. Sul tavolo degli investigatori, adesso, ci sono tre nomi: due donne e un uomo. Sono i sospettati sui quali la Procura mantiene il più assoluto riserbo, mentre la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, spezzate a pochi passi da casa, attende ancora un colpevole.

Al momento, sia chiaro, nessuno è iscritto nel registro degli indagati. Ma gli accertamenti disposti dai magistrati puntano dritti a un obiettivo: trovare i riscontri capaci di dare finalmente una svolta a un’indagine cominciata lo scorso Natale. A rivelare la stretta sui tre è stata la trasmissione Morning News su Canale 5, citando fonti della Questura di Campobasso.

Ma è oltre confine che si gioca la partita più delicata. Perché per stanare la verità la Procura di Larino ha bussato alla porta della Germania, affidandosi ai super esperti del Robert Koch Institut di Berlino, l’istituto che custodisce i dossier sugli avvelenamenti eccellenti, da Litvinenko a Navalny. Un furgone scortato dalla Squadra Mobile ha portato fin lassù i campioni di sangue dei due superstiti della famiglia e circa settanta tra alimenti e contenitori sequestrati nella villa di via del Risorgimento.

La caccia è a una traccia invisibile. Gli specialisti tedeschi dovranno scovare la ricina nascosta nel cibo, e persino cercare gli anticorpi nel sangue dei sopravvissuti: risposte che potrebbero arrivare solo tra qualche mese. Al centro di tutto resta la cena in famiglia del 23 dicembre, quando a tavola sedevano Antonella, il marito e le due figlie. Il rebus più angosciante è uno: perché il veleno ha ucciso soltanto mamma e figlia, mentre gli altri due commensali, pur accusando un malessere, si sono salvati?

Intanto una nuova pista fa tremare le campagne del Molise. Il veleno non arriverebbe dal dark web, come si era pensato all’inizio, ma direttamente dalla pianta di ricino che cresce spontanea attorno a Pietracatella e sulle sponde del lago di Occhito. Gli investigatori vogliono geolocalizzare ogni singola pianta, per incrociarne la posizione con i movimenti dei sospettati.

E la famiglia, in tutto questo, non fa che attendere. “Aspettiamo la verità, e poi la giustizia, ha detto la zia di Antonella, ricordando la nipote come una donna legatissima ai suoi affetti. Parole semplici, cariche di un dolore che non trova pace. La palla, adesso, è nelle mani degli scienziati di Berlino. Dai loro provetti potrebbe uscire il nome che tutto un paese, da mesi, aspetta di sentire.