Dovrebbe scendere di 17 centesimi, ma alla pompa il prezzo del gasolio cala solo di 11 centesimi (e in autostrada di 8).
Roma – Il taglio c’è, la decisione del governo è nera su bianco, ma quando gli italiani arrivano con l’auto al distributore la sorpresa è amara: lo sconto non c’è, o se c’è è ampiamente “mutilato”. A denunciare quello che rischia di trasformarsi nel più classico dei cortocircuiti estivi sulla pelle degli automobilisti è il Codacons, che dopo aver analizzato i prezzi medi del gasolio ha deciso di passare alle maniere forti: un esposto inviato dritto all’Antitrust e alla Procura della Repubblica di Roma per l’ipotesi di truffa aggravata.
I numeri raccontano un’anomalia difficile da spiegare con le semplici regole del mercato. A fronte di una riduzione teorica delle accise pari a 17 centesimi di euro sul diesel, i calcoli elaborati sui dati Mimit rivelano che nelle prime 48 ore dall’entrata in vigore della misura il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è sceso di appena 11,3 centesimi. Va ancora peggio sulla rete autostradale, proprio mentre milioni di italiani si mettono in viaggio per le vacanze estive: lì il calo medio non va oltre gli 8,6 centesimi.
A rendere il quadro ancora più sospetto è il contesto internazionale. Negli stessi giorni in cui i listini italiani stentano ad allinearsi, il prezzo del petrolio registra una flessione al ribasso, con il Brent sceso sotto la soglia degli 83 dollari al barile. Un deprezzamento della materia prima che avrebbe dovuto favorire, e non ostacolare, l’effetto dello sconto fiscale.
Sulla mappa nazionale, inoltre, l’applicazione del taglio viaggia a macchia di leopardo con differenze abissali tra regione e regione:
- Campania la maglia nera: è la regione dove si registra il calo minore, con un misero -6,6 centesimi di euro in due giorni.
- Basilicata e Molise in affanno: i ribassi si fermano rispettivamente a -9,3 e -9,5 centesimi.
- Friuli e Liguria le più virtuose: qui il calo si avvicina al taglio teorico, toccando rispettivamente i -13,2 e -13 centesimi.
La vicenda ha fatto scattare l’allarme anche all’interno dei palazzi del potere. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha comunicato di aver già trasmesso alla guardia di finanza l’elenco dettagliato degli impianti di carburante che non hanno adeguato i prezzi al taglio delle accise.
Una mossa a cui l’associazione dei consumatori intende accodarsi per trasformare le segnalazioni in denunce penali nominative. Il Codacons ha infatti chiesto ufficialmente al Garante per la sorveglianza dei prezzi una copia delle informazioni inviate alle Fiamme Gialle, con l’intento di individuare con precisione nomi, sigle e location di compagnie petrolifere e singoli gestori.
“Vogliamo capire quanti e quali distributori stiano omettendo di trasferire sui prezzi finali il taglio di 17 centesimi disposto dal governo”, fanno sapere dall’associazione. “Il mancato ribasso, oltre a violare i decreti, produce un danno economico enorme per le famiglie in pieno esodo estivo. Una volta ottenuta la lista, denunceremo i responsabili alle Procure competenti per truffa aggravata e manovre speculative”.
Resta ora da capire se gli accertamenti della Finanza porteranno a sanzioni immediate o se la filiera dei carburanti riuscirà a giustificare il ritardo accampando le solite scuse sul “sottoscorta” acquistato prima del taglio. Ma per chi è con la macchina in riserva sulla A1, la sostanza cambia poco: lo sconto promesso, per ora, resta un fantasma.