ARRESTATI KAPO’ DEL LAVORO NERO

Continua senza soste l’opera delle forze dell’ordine per stroncare il fenomeno del caporalato. Da Nord a Sud in tempi di pandemia aumenta il reclutamento degli “schiavi” delle campagne. Nonostante le assicurazioni del ministro Bellanova.

Ravenna – Comprare a 5 euro per rivendere a 13. Un vero e proprio affare, ma non stiamo parlando di oggetti ma di essere umani. Tutto questo avveniva sino a qualche giorno fa in Romagna e, nello specifico, in 6 aziende agricole di Forlì, Castrocaro, in provincia di Forlì, San Clemente e San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini e a Bagnara di Romagna, in provincia di Ravenna, dove gli uomini della Squadra mobile hanno arrestato 4 caporali di origine pakistana, due di 44 anni e due di 22, e scoperchiato un sistema ben rodato finalizzato allo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne. I quattro prendevano l’incarico dai titolari di aziende agricole per gestire le campagne produttive. Poi reclutavano lavoratori disperati che, solitamente, individuavano tra i richiedenti asilo politico nei centri di prima accoglienza.

La paga prevista era di 250 euro al mese ma 200 venivano decurtati per vitto e alloggio. Va da sé che i cosiddetti alloggi non erano altro che vecchi casolari senza acqua né luce, dove gli uomini, trattati come bestie, erano costretti a dormire per terra o sopra materassi luridi in condizioni igienico sanitarie pessime. Il cibo era scadente e insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di una singolo individuo.

Sono stati 45 in tutto i lavoratori stranieri identificati dalle forze dell’ordine nel corso dell’operazione, quasi tutti di origine pakistana e afgana, impiegati per la raccolta di frutta e verdura per 80 ore la settimana con paga di circa 1 euro l’ora. Quando i lavoratori sfruttati provavano a ribellarsi erano minacce e intimidazioni. Secondo quanto scoperto dagli uomini della Polizia di Stato di Forlì-Cesena, con l’ausilio delle squadre mobili di Modena, Treviso e Ravenna, l’organizzazione accompagnava i braccianti sul luogo di lavoro ed effettuava un controllo costante e quotidiano. Bisognava lavorare e basta. Lavorare e tacere senza lamentarsi. Ai braccianti era severamente vietato, durante le ore di lavoro, andare in bagno o consumare cibo in serenità o in un ambiente riparato. Gli accertamenti delle forze dell’ordine hanno permesso di ricostruire anche il giro d’affari dei 4 caporali arrestati che, per il periodo che va dallo scorso settembre sino al gennaio del 2020, si aggira dagli 80 ai 100 mila euro.

Ministra Teresa Bellanova

Il denaro veniva inviato, attraverso i canali Western Union o Money Gram, in Pakistan su conti di favore intestati a prestanome o beneficiari inesistenti. L’indagine, coordinata dal Pm Francesca Rago, ha visto la collaborazione degli ispettori del Lavoro, Inail e di personale della Polizia Locale che ha utilizzato i droni per riprendere dall’alto le attività illegali svolte dall’organizzazione criminale. Gli inquirenti hanno fatto luce anche sulla costituzione, da parte degli indagati, di due ditte individuali risultate poi fittizie in quanto agli indirizzi indicati nei documenti amministrativi corrispondevano immobili in stato di abbandono. Al termine delle operazioni di polizia sono stati denunciati anche diversi titolari di aziende agricole per aver utilizzato manodopera in nero.

L’operazione portata a termine dimostra quanto sia diffuso in Italia il fenomeno del caporalato, da Nord a Sud.

Il fenomeno del caporalato

Mentre il Governo parla di sbloccare i flussi dei lavoratori stagionali per fornire all’agricoltura la forza lavoro che è venuta a mancare per causa del Covid 19, sono migliaia gli invisibili che continuano ad essere sfruttati dai “kapò” e costretti a vivere senza dignità. Solo qualche giorno fa Aboubakar Soumahoro, dell’Unione Sindacale di Base (USB) e volto simbolo della lotta al caporalato, aveva lanciato l’allarme e inviato un messaggio chiaro al ministro dell’’Agricoltura:

…Ministra Teresa Bellanova – scriveva il rappresentante dell’Usb – ciò che manca nella filiera agricola sono i diritti di «Uguale lavoro Uguale salario» per tutti i lavoratori della terra, indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Si rimetta gli stivali da bracciante e venga ad ascoltarci nel fango della miseria…”.

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