Cold case Chindemi, la tecnologia riapre la caccia ai killer della ‘ndrangheta

A Gallico i carabinieri del Ris tornano sulla scena dell’agguato del 2018. I rilievi antropometrici puntano a dare un volto agli assassini rimasti impuniti per otto anni.

Reggio Calabria – Otto anni di silenzio, otto anni senza un colpevole. Ora la verità sull’omicidio di Pasquale Chindemi potrebbe passare da un metro, da un calcolo, da una misurazione al centimetro. A Gallico, frazione a nord della città, i carabinieri specializzati nelle investigazioni scientifiche sono tornati sul luogo dell’agguato che il 15 febbraio 2018 costò la vita a un uomo di 53 anni, freddato a pochi passi da casa. E questa volta, a fare la differenza, sono le nuove tecnologie.

Sul posto, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, gli specialisti hanno riacceso i riflettori sulla scena del crimine. L’arma in più è il rilevamento antropometrico: strumenti oggi molto più evoluti rispetto al 2018, capaci di analizzare proporzioni, distanze e movimenti con una precisione che all’epoca era semplicemente impensabile.

I militari hanno ricostruito la scena del delitto centimetro dopo centimetro, arrivando persino a posizionare alcune persone nei punti chiave dell’omicidio. Lunghe e minuziose misurazioni per restituire una fotografia fedele di come si consumò l’agguato: dove si trovava la vittima, da dove arrivarono i sicari, come fu esploso il fuoco mortale.

Il segnale che arriva dagli inquirenti è chiaro. Le modalità degli accertamenti lasciano ipotizzare che i carabinieri stiano lavorando su indicazioni precise, forse già su nomi e volti di chi potrebbe aver premuto il grilletto. Un lavoro coperto dal massimo riserbo, ma che potrebbe rappresentare la svolta decisiva per la riapertura delle indagini su un delitto finora rimasto orfano di responsabili.

Il delitto

Era il tardo pomeriggio del 15 febbraio 2018. Pasquale Chindemi, 53 anni, ex dipendente di un’azienda municipalizzata dei trasporti, camminava lungo una strada vicino alla sua abitazione, a Gallico. Due uomini con il volto coperto dal passamontagna lo raggiunsero alle spalle e fecero fuoco: due colpi di pistola, poi la fuga. Per la vittima non ci fu scampo.

Fin dalle prime ore le indagini imboccarono un’unica strada, quella della faida di ‘ndrangheta. Secondo gli inquirenti Chindemi era ritenuto vicino alla cosca Araniti, e il suo omicidio sarebbe maturato nella guerra tra clan per il controllo della zona nord della città.

Il peso di un cognome

A rendere ancora più delicato il caso c’è un dettaglio che pesa come un macigno. La vittima era il fratello di Mario Chindemi, l’uomo che negli anni successivi ha scelto di collaborare con la giustizia. Un cognome che, nella geografia criminale del Reggino, non è mai passato inosservato.

Dopo anni senza una verità giudiziaria, l’indagine torna così a concentrarsi proprio là dove tutto ebbe inizio. E quei pochi metri di asfalto, oggi nuovamente misurati e ricostruiti, potrebbero finalmente restituire un nome agli assassini.