“Cronaca di un crimine” ripercorre la storia del serial killer Cesare Serviatti, che adescava le vittime attraverso annunci matrimoniali.
Roma – Una valigia abbandonata alla stazione Termini, il corpo smembrato di una donna e un assassino che individuava le proprie vittime attraverso gli annunci matrimoniali. È una delle pagine più inquietanti della cronaca nera italiana quella raccontata da “Cronaca di un crimine”, il documentario in onda venerdì 11 settembre alle 23.25 su Rai 2 e successivamente disponibile su RaiPlay.
Al centro della ricostruzione c’è la vicenda di Cesare Serviatti, passato alle cronache con i soprannomi di “Barbablù del Tevere” e “omicida degli annunci matrimoniali”. La sua storia criminale, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, attraversò Roma e il Lazio, arrivando anche a La Spezia e Napoli.
Le vittime adescate con gli annunci matrimoniali
Il racconto conduce nella Roma degli anni Trenta. Nel novembre del 1932 il ritrovamento di tre valigie contenenti i resti smembrati di una donna, abbandonate su treni diretti verso Napoli e Roma, sconvolse l’opinione pubblica.
Le indagini identificarono la vittima in Paola Gorietti, 39 anni, cameriera presso una famiglia borghese. La donna aveva risposto a un annuncio matrimoniale alla ricerca di una nuova prospettiva affettiva e sociale, finendo così nella rete di Serviatti.
Secondo la ricostruzione storica, l’uomo individuava donne sole e vulnerabili, conquistandone la fiducia con la promessa di una vita insieme. Una volta entrato nelle loro vite, si sarebbe impossessato dei loro risparmi per poi ucciderle.

I delitti sul litorale laziale
Il caso Gorietti portò gli investigatori a collegare a Serviatti anche altri omicidi. Tra questi quello di Bice Margarucci, cameriera che aveva lavorato presso una famiglia nel quartiere romano di Trionfale.
Nel 1930 alcune parti del suo corpo erano state ritrovate sul litorale laziale, tra Ostia e Santa Marinella. Un altro tassello di una vicenda criminale che avrebbe contribuito a costruire la fama di Serviatti come uno dei più spietati assassini dell’epoca.
Il contesto sociale dell’epoca
“Cronaca di un crimine” non si limita alla ricostruzione dei delitti, ma analizza anche il contesto sociale, culturale e psicologico nel quale maturarono le vicende.
Pregiudizi, convenzioni sociali e ruolo attribuito alle donne negli anni Trenta potevano contribuire all’isolamento e alla vulnerabilità delle vittime, creando secondo gli autori un terreno favorevole agli inganni di un predatore come Serviatti. Il documentario propone così anche un parallelismo con alcune dinamiche della violenza di genere ancora presenti nella cronaca contemporanea.
Ad approfondire il caso sono la sociologa Liliosa Azara, lo storico Mauro Canali, il criminologo Armando Palmegiani, il giornalista investigativo Fabio Sanvitale e lo psichiatra criminale Vincenzo Maria Mastronardi. Palmegiani, Sanvitale e Mastronardi sono anche autori del volume Sangue sul Tevere, dedicato ad alcune delle più inquietanti vicende criminali legate alla Capitale e al suo fiume.
Il documentario raccoglie inoltre i contributi di Dalila Ranalletta, Manuela Saccente e Don Lucio Boldrin.