Magliette vintage, che passione

Oltre al vintage autentico è esplosa la mania di quello finto: magliette di recente produzione su cui vengono stampate vecchie grafiche.

Sia nel web che nella vita reale c’è stato un ritorno delle magliette, quegli indumenti leggeri che coprono il dorso, privi di bottone, colletto e tasche, spesso decorate con stampe, loghi e scritte, per veicolare messaggi, idee e una certa visione del mondo. Stanno andando a ruba quelle degli anni ’90 e primi anni ‘2000. Le più richieste sono quelle musicali.

Subito stroncate le velleità per poter essere utilizzate come mezzo per comunicare proposte alternative di società. Si è sviluppata una certa finanziarizzazione dell’indumento, considerato più una risorsa economica da convertire in denaro, relegando in un angolo qualsiasi opzione sentimentale. Infatti Saint Laurent, una delle maison di moda più influenti al mondo, ha venduto una maglietta dei Nirvana a circa 3 mila euro!

Per la cronaca i Nirvana sono stati un celebre gruppo rock statunitense, fondato ad Aberdeen (Washington) nel 1987 e scioltosi nel 1994. Guidati dal carismatico frontman Kurt Cobain, sono considerati gli indiscussi pionieri del genere grunge e hanno segnato indelebilmente la storia della musica mondiale dei primi anni novanta. A prescindere da queste estremizzazioni, la seduzione delle magliette vintage è trasversale, attrae persone di età diverse.

Poi c’è il falso vintage: magliette nuove con vecchie stampe

Chi in quegli anni era un ragazzo rimpiange quell’epoca e l’indumento rappresenta un tentativo di rituffarsi nei bei tempi andati. Chi è nato dopo resta affascinato da un periodo senza pressioni social e caratterizzato da ottimismo verso il futuro, al contrario dell’epoca attuale. In quel periodo, andavano forte le magliette “politiche” o presunte tali. Basti ricordare Che Guevara in tutte le salse, un mito che non tramonta mai, soprattutto per chi ci lucra sul suo logo.

Oppure quella con su inciso il marchio dell’Esercito zapatista di liberazione del Chiapas (EZLN), un movimento armato e politico indigenista, anticapitalista e libertario. Divenne famoso a livello internazionale il 1° gennaio 1994 quando centinaia di guerriglieri con il volto coperto da passamontagna occuparono diverse città nello Stato del Chiapas (Messico meridionale) per protestare contro le disuguaglianze e l’accordo di libero scambio NAFTA. In quel periodo indossare un capo o un’altra esprimeva senso di appartenenza.

Ma le magliette non erano solo veicoli di immagini musicali e/o politiche ma anche di musei e mostre. Oggi, al contrario, sul tema è tutto un profluvio di post e storie. L’unico aspetto in comune è che in entrambe le epoche è un modo per dichiarare di esserci, posizionarsi nella scala sociale. Sulla stessa linea le magliette turistiche e di viaggio. Un modo per gridare ai 4 venti che si era stati in giro per il mondo dunque ci si era stati veramente in quel luogo.

Oggi questa peculiarità si è persa e se sopravvive è solo per un fatto puramente estetico. Oltre al vintage autentico è esplosa la mania di quello finto: magliette di recente produzione su cui vengono stampate vecchie grafiche. Pare che il giro d’affari sia di una certa consistenza e molti marchi si sono lanciati nel business. Quando c’è fare soldi le aziende, e quelle della moda non sfuggono alla loro indole, si comportano come le iene quando sentono l’odore del sangue.

Un meccanismo che annulla completamento l’aspetto spirituale e culturale legati in origine alla nascita dei movimenti underground. E’ il mercato, bellezza!