Allarme per il coleottero “divora-giardini”: ecco come difendersi

L’insetto verde arrivato dal Giappone assedia rose, orti e prati. Gli esperti: “Le trappole comprate al volo peggiorano tutto”.

Milano – È verde metallizzato, non più grande di un fagiolo, e in pochi giorni riduce le foglie a un fragile merletto di sole nervature. La Popillia japonica, il coleottero giapponese sbarcato in Italia nel 2014 nel Parco del Ticino, tra Piemonte e Lombardia, è tornata a colpire proprio adesso, nel suo picco di metà luglio, trasformandosi nel nemico pubblico numero uno di agricoltori, vivaisti e appassionati di giardinaggio. Rose sfregiate, orti devastati, prati ingialliti: l’allarme corre di giardino in giardino, mentre l’area infestata continua ad allargarsi di circa dieci chilometri all’anno.

Il primo errore, avvertono i servizi fitosanitari regionali, è correre ai ripari con gli insetticidi chimici: oltre a colpire le api e gli altri impollinatori, si rivelano spesso inutili contro le ondate successive del coleottero. Ma la trappola più insidiosa è un’altra, ed è quella che tanti comprano in buona fede.

Disperati per le proprie piante, in molti si precipitano ad acquistare nei consorzi o online le trappole a feromoni per la cattura massale. È qui che scatta l’effetto boomerang: quei richiami hanno un raggio d’azione vastissimo e, se piazzati in mezzo a un piccolo giardino, attirano migliaia di insetti anche dai terreni dei vicini. Solo una parte finisce nel sacchetto, tutti gli altri si avventano sulle piante intorno.

Non a caso il Servizio fitosanitario della Lombardia è netto: l’uso di queste trappole “è fortemente sconsigliato in orti e giardini privati”. Le stesse trappole, usate su larga scala per il monitoraggio in Lombardia e Piemonte, hanno catturato oltre 183 milioni di adulti: numeri che spiegano perché, nel piccolo, il rimedio può diventare un’arma contro chi lo usa.

La scheda di riconoscimento del coleottero scarabeide. Foto Regione Piemonte

Chi vuole comunque provarci deve seguire tre regole d’oro: piazzare la trappola lontano dalle piante da salvare (almeno 10-15 metri, ai confini della proprietà), appenderla a 1,2-1,5 metri da terra in una zona di sole e vento, e svuotare spesso il sacchetto, che va sigillato e messo in freezer un paio d’ore prima di buttarlo, così gli insetti non scappano. Per gli spazi ridotti c’è l’alternativa fai-da-te: trappole a imbuto con esca agrodolce di acqua, aceto, zucchero e pezzetti di mela, senza il potere “calamita” del feromone puro.

La difesa vera, però, costa zero. Il rimedio più efficace è la raccolta del mattino: all’alba, quando fa fresco, il coleottero è intorpidito e non vola, basta scuotere i rami e farlo cadere in un secchio con acqua e sapone per piatti. Per orto, piccoli frutti come i lamponi e rosai di pregio, l’unica protezione sicura al cento per cento sono le reti anti-insetto a maglia fitta, da montare a inizio estate. E come repellente naturale c’è l’olio di Neem, da spruzzare solo di sera per non bruciare le foglie e proteggere le api.

Ma la battaglia si vince sottoterra. In autunno e a fine inverno le larve svernano nel terreno divorando le radici dei prati: colpirle allora con prodotti biologici a base di nematodi utili o di Bacillus thuringiensis, distribuiti sul terreno umido, significa decimarle. Meno larve superano l’inverno, meno adulti sbucheranno la prossima estate. Curare il giardino, contro questo nemico, non è più solo questione di bellezza: è diventata una battaglia da combattere tutto l’anno.