La 41enne cagliaritana era scomparsa il 22 maggio da Selargius senza lasciare traccia. L’auto rotta a Bologna, un vecchio conto da chiudere a Rovigo e la scelta di isolarsi dal mondo. Il sollievo dei genitori e l’appello di Penelope Sardegna: “Non giudicate”.
Selargius – Trentaquattro giorni di silenzio, di telefono muto, di email spedite nel vuoto da una madre che non smetteva di sperare. Trentaquattro giorni in cui il volto di Giulia Boi, 41 anni, cagliaritana, dipendente pubblica, è rimbalzato dai social alle telecamere di Chi l’ha visto?, trasformando la sua assenza in un caso di cronaca nazionale. Poi, mercoledì sera, la notizia che ha fatto tirare il fiato a un’intera isola: Giulia è viva, sta bene ed è stata trovata in un albergo in Veneto. Non era fuggita da qualcuno. Aveva scelto, semplicemente, di fuggire da tutto.
La vicenda era cominciata la mattina del 22 maggio, quando Giulia era uscita dalla casa dei genitori a Selargius, alle porte di Cagliari, intorno alle otto del mattino. Doveva andare al lavoro dopo un periodo di ferie, ma in ufficio non è mai arrivata. Un automobilista l’aveva avvistata a bordo della sua Suzuki Ignis azzurra a Decimoputzu, nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie. Poi, il nulla.
Il 27 maggio, cinque giorni dopo la scomparsa, un ultimo messaggio era arrivato sul telefono della madre Silvana: un messaggio di auguri per il suo compleanno. Da quel momento il cellulare di Giulia è diventato irraggiungibile. La madre non si è arresa: ogni giorno le scriveva email, una dietro l’altra, nella speranza che la figlia trovasse il modo di leggerle. “Vorremmo sapere dov’è e come sta. Se è stata una sua scelta, non ce l’ha detta”, aveva detto Silvana a Fanpage con la voce rotta dalla preoccupazione.
Le amiche avevano descritto una donna attraversata da una forte fragilità psicologica, che più volte aveva parlato del desiderio di rifugiarsi in luoghi isolati come Monte Arci o la Valle della Luna. Segnali che, riletti oggi, componevano già il mosaico di una fuga cercata e voluta, non subita.
L’allarme era stato lanciato ai massimi livelli: la Prefettura di Cagliari aveva attivato il piano provinciale di ricerche, mentre Gianfranco Piscitelli, presidente dell’associazione Penelope Sardegna, aveva portato il caso alla ribalta nazionale attraverso un servizio di Chi l’ha visto? su Rai 3.
Mercoledì 25 giugno, la svolta. Con un post affidato ai social, lo stesso Piscitelli ha dato l’annuncio che tutti aspettavano: “Giulia Boi è stata trovata. Ho ricevuto mandato dai genitori di comunicare che sta bene“. La 41enne si trovava in un albergo in Veneto, dove si era recata per chiudere un conto corrente aperto oltre dieci anni fa a Rovigo, città in cui aveva vissuto in passato. L’auto si era guastata durante il viaggio e Giulia l’aveva lasciata a Bologna per le riparazioni. In attesa che fosse pronta, aveva preso una decisione che nessuno si aspettava: restare, isolarsi, rendersi irreperibile.
“Aveva deciso di prendersi un periodo di riflessione senza pressioni esterne”, ha spiegato Piscitelli. Giulia ha parlato brevemente con i genitori, confermando di stare bene. Il presidente di Penelope ha chiuso il suo messaggio con un appello alla comprensione: “Ogni azione o decisione, per quanto a un primo esame possa sembrare assurda, nasconde sempre verità o situazioni personali che non si conoscono. Non sta a nessuno giudicare“.
Un lieto fine che lascia il retrogusto dolceamaro di una fragilità ancora da accudire. Giulia è libera, viva, al sicuro. Il resto, come ha detto chi l’ha cercata per un mese, verrà dopo. Con calma, con i tempi giusti.