Giulio, 20 anni, si getta nella gravina e muore: si indaga per istigazione al suicidio

La tragedia a Castellaneta, in provincia di Taranto. Il corpo ritrovato dopo 24 ore di ricerche disperate. La Procura apre un fascicolo, si scava nel telefono del ragazzo: l’ombra del bullismo.

Castellaneta (Taranto) – Aveva vent’anni, un diploma fresco in tasca e un sogno luminoso che gli brillava negli occhi: calcare le scene, diventare attore. Invece Giulio Razzano è precipitato per decine di metri nel vuoto di una gravina, nel cuore del centro storico della sua città, portandosi nella tomba ogni risposta e lasciando un’intera comunità in ginocchio, dilaniata dalla domanda più crudele: perché?

Il ragazzo si era allontanato dalla sua abitazione di via del Mercato nel primo pomeriggio di martedì 23 giugno, senza fare più ritorno. La famiglia ha lanciato immediatamente l’allarme, facendo scattare una macchina di ricerche imponente che ha coinvolto carabinieri, polizia locale, protezione civile, volontari, unità cinofile e perfino i droni dei vigili del fuoco. Per ore, decine di persone hanno battuto palmo a palmo le strade e i dirupi di Castellaneta, concentrate sulla zona della chiesa dell’Assunta, dove le celle telefoniche avevano agganciato il suo cellulare nella serata di martedì.

Una prima, piccola svolta è arrivata mercoledì mattina, quando il telefono del ragazzo è stato ritrovato nei pressi della chiesa. Ma di Giulio ancora nessuna traccia. Poi, dopo quasi 24 ore di angoscia, la scoperta che nessuno avrebbe voluto fare: il corpo del ventenne giaceva in fondo alla gravina, in un’area impervia e difficile da raggiungere, dove si è reso necessario l’intervento del soccorso alpino per il recupero della salma. Il giovane si era gettato dal belvedere di Capodorlando, un punto panoramico che affaccia sulla voragine naturale.

Giulio si era diplomato appena un anno fa al liceo Orazio Flacco di Castellaneta e stava decidendo cosa fare della propria vita. Sognava il teatro, raccontava agli amici di voler diventare attore. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo solare, spiritoso, socievole, uno di quelli che illuminano le stanze quando ci entrano. Le sue foto sui social restituiscono il ritratto di un ventenne pieno di vita. E allora la domanda si fa ancora più lacerante: cosa ha spinto un ragazzo così a compiere quel gesto?

La procura di Taranto ha aperto un fascicolo d’inchiesta. L’ipotesi è quella di istigazione al suicidio, al momento senza indagati. I carabinieri sono tornati sul posto per ascoltare familiari e amici, con l’obiettivo di ricostruire il contesto in cui è maturata la tragedia. Elementi chiave potrebbero emergere proprio dallo smartphone del ragazzo, che sarà analizzato a fondo in cerca di messaggi, conversazioni e tracce digitali utili agli investigatori. Tra le ipotesi che circolano con insistenza a Castellaneta c’è quella del bullismo, sulla quale però gli inquirenti procedono con estrema cautela.

Intanto Castellaneta piange il suo ragazzo. La notizia della morte ha scosso nel profondo la piccola comunità tarantina, che durante le ore delle ricerche si era stretta attorno alla famiglia con messaggi di vicinanza e speranza. Una speranza che mercoledì pomeriggio si è trasformata nel dolore più nero.