Il sistema della sala slot tra debiti e soldi “fantasma”

Indagine della Finanza: operazioni illecite, evasione e uso del POS come bancomat per oltre un milione di euro.

Padova – I finanzieri del Comando provinciale, nell’ambito di un’attività di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un sequestro preventivo di una sala slot gestita da 3 soggetti di nazionalità cinese e di disponibilità finanziarie per un valore di circa 260 mila euro, per reati di esercizio abusivo di servizi di pagamento, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio.

Le investigazioni, condotte dai finanzieri della Compagnia di Cittadella, traggono origine da mirati controlli di polizia economico-finanziaria che hanno permesso di accertare ripetute violazioni agli obblighi antiriciclaggio di adeguata verifica della clientela e ai limiti orari, stabiliti da una legge regionale del Veneto, per l’accensione dei dispositivi da intrattenimento (Video Lottery e Slot machine).

Abbiamo raggiunto telefonicamente il capitano Fabio Caira della Guardia di Finanza del Comando di Padova, che ha ricostruito le modalità con cui è emersa la struttura illecita.

Come siete riusciti a scoprire il sistema che si celava dietro la gestione della sala slot?

“L’indagine è nata da ordinari controlli economico-finanziari sul territorio – spiega il capitano Fabio Caira – dal 2024 abbiamo verificato il rispetto delle norme antiriciclaggio da parte della sala slot, riscontrando diverse irregolarità nell’identificazione della clientela e violazioni della normativa regionale sugli orari di funzionamento delle macchinette. Da questi primi accertamenti sono poi emersi ulteriori elementi che hanno portato ad approfondire l’attività della società”.

In che modo funzionava concretamente il meccanismo che permetteva di erogare contanti ai clienti tramite il POS?

“Il sistema – continua Caira – era piuttosto semplice: il cliente effettuava un pagamento con carta tramite il POS e, invece di ricevere un servizio, otteneva denaro contante consegnato direttamente dal gestore. In pratica il POS veniva utilizzato come un bancomat, senza alcuna autorizzazione. Tra il 2023 e il 2025 sono stati movimentati in questo modo oltre un milione di euro. Le indagini hanno poi consentito di ricostruire la provenienza del denaro contante utilizzato per queste operazioni”.

Quanto è importante questo sequestro nella lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale sul territorio?

“Si tratta di un’operazione significativa perché rappresenta una risposta concreta dello Stato. Il dato importante è che l’evasione fiscale, anche se protratta nel tempo e attraverso cambiamenti societari, non mette al riparo dai controlli. In questo caso – conclude Caira – siamo intervenuti per interrompere un’attività illecita nata da condotte fraudolente e per avviare, per quanto possibile, il recupero delle somme sottratte all’Erario”.

I controlli della Guardia di Finanza nella sala slot

Successivi approfondimenti di natura finanziaria hanno inoltre permesso di accertare che, grazie a un fittizio contratto di cessione del ramo d’azienda, la sala slot:

operava in continuità aziendale con una precedente società di gioco, gestita dai medesimi indagati e gravata da oltre 720 mila euro di debiti verso l’Erario;
erogava ai clienti denaro contante a fronte di pagamenti ricevuti a mezzo POS, che veniva dunque utilizzato alla stregua di un bancomat.

Il volume generato dalla predetta attività di esercizio abusivo del servizio di pagamento è stato quantificato in oltre 1,1 milione di euro nel solo periodo 2023/2025 e i relativi proventi illeciti sono stati reinvestiti in seguito nella società di gioco.

In ragione del quadro indiziario ricostruito, su disposizione del Tribunale di Padova le Fiamme Gialle cittadellesi hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo dei locali destinati all’esercizio dell’attività di gioco, nonché di disponibilità finanziarie – alcune di queste, in particolare, custodite in cassette di sicurezza e occultate in borselli all’interno delle residenze degli indagati – e beni di valore (gioielli, orologi e autovetture di grossa cilindrata), per un valore di circa 260 mila euro.