Il comparto del Made in Italy punta su nuove catene di ristorazione, mentre il food service propone importanti cambiamenti nei modelli di business.
L’arte gastronomica italiana torna sotto la lente di ingrandimento grazie ai risultati ottenuti nel merchandising e nel food service. La “tradizione culinaria Made in Italy”, riconosciuta come Patrimonio immateriale UNESCO nel 2023, ha incrementato l’attenzione commerciale e imprenditoriale, aprendo nuovi parametri di investimento.
Secondo un report pubblicato da La Repubblica, la cucina italiana nel 2025 ha raggiunto un valore di 253 miliardi di euro, confermandosi tra i settori più attrattivi per gli azionisti. Il dato è in linea con quanto rilevato dal Deloitte Food Service Market Monitor 2026, giunto alla settima edizione, che analizza le principali tendenze globali del food service.
Il mercato italiano ha registrato un boom delle catene e dei Quick Service Restaurants (QSR). Le catene hanno segnato un incremento del +7,2%, mentre gli operatori indipendenti sono cresciuti dello 0,6% nel periodo 2019‑2025. I QSR hanno invece registrato una crescita del +10,5%.
Sulla questione è intervenuto Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation Leader di Deloitte, sottolineando come il settore del food & beverage stia attraversando una fase di stabilizzazione dopo la pandemia da COVID‑19. I nuovi modelli di business hanno aperto ulteriori opportunità, come confermato dall’aumento dei canali di delivery, cresciuti di 15 punti percentuali e oggi pari al 45% del valore del food service globale.
Analizzando la crescita dei vari segmenti del mercato italiano, Nastasi ha evidenziato:
“E questo è il segnale più chiaro di un fenomeno che il settore definisce chainization, ovvero il processo attraverso il quale format organizzati e scalabili sostituiscono progressivamente la ristorazione indipendente, contribuendo a consolidare un settore storicamente frammentato e dominato da operatori indipendenti. Un fenomeno che in Italia stava avanzando a un ritmo superiore rispetto alle principali aree geografiche mondiali”.