Allarmati per il destino dello storico giardino donato da Ludovico il Moro, i cittadini fanno appello al re del lusso Bernard Arnault e al sindaco Beppe Sala.
Milano – È sopravvissuta alle ingiurie del tempo, ai passaggi di proprietà storici e persino alle devastazioni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Eppure, nel 2026, la Vigna di Leonardo – uno dei gioielli nascosti più preziosi e amati del centro del capoluogo lombardo – si trova ad affrontare una minaccia inedita: un progetto di trasformazione edilizia che rischia di comprometterne irrimediabilmente il patrimonio arboreo secolare.
La denuncia arriva direttamente dal cuore di Corso Magenta, civico 65, dove si trova la Casa degli Atellani, l’immobile che custodisce l’antico vigneto donato nel 1498 da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci come ricompensa per i lavori al Cenacolo. Un’ondata di indignazione popolare si è rapidamente trasformata in una mobilitazione digitale, con il lancio di una petizione sulla piattaforma Change.org.
Il testo della petizione solleva un grido d’allarme preciso. La nuova proprietà del complesso ha ottenuto le autorizzazioni necessarie per procedere all’abbattimento di alcuni alberi secolari situati all’interno del giardino storico. Una scelta ritenuta inaccettabile dai promotori del comitato cittadino:
“Questo giardino è un frammento prezioso della memoria della città. Chiediamo che venga individuata una soluzione alternativa, capace di conciliare ogni eventuale esigenza edilizia con la tutela integrale del patrimonio arboreo. Rivolgiamo il nostro appello al sindaco di Milano e al signor Bernard Arnault, patron di LVMH e proprietario della vigna, affinché rinunci a interventi che potrebbero alterare in modo irreversibile questo luogo. Milano non ha bisogno di perdere un altro pezzo della propria anima“.
L’ingresso del colosso del lusso francese LVMH nella gestione della struttura aveva inizialmente fatto sperare in un rilancio in grande stile del sito culturale. Oggi, invece, i timori legati a una potenziale “privatizzazione aggressiva” o a una ristrutturazione che sacrifichi l’ecosistema storico sull’altare del design d’albergo o dello spazio eventi si fanno sempre più concreti.
La vicenda ha immediatamente valicato i confini della cronaca culturale per entrare a gamba tesa nell’arena politica milanese. Sulla questione è intervenuto duramente il deputato di Fratelli d’Italia ed ex vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato, che ha sposato senza riserve la causa dei residenti:
“Alcuni cittadini mi hanno segnalato questa situazione inaccettabile. Sembrerebbe che l’Amministrazione Comunale e la proprietà stessa dell’area vogliano procedere all’abbattimento. Ancora una volta, la Giunta di centrosinistra che da anni si autodefinisce ‘green’ non perde occasione per distinguersi in negativo quando si parla di verde e ambiente. Mi unisco alla petizione affinché si trovino soluzioni alternative per proteggere questo simbolo”.
La partita urbanistica attorno alla Casa degli Atellani riapre il dibattito sul ruolo dei grandi capitali privati nella gestione del patrimonio storico italiano. Se da un lato gli investimenti stranieri garantiscono manutenzione e restauri milionari che le casse pubbliche non potrebbero permettersi, dall’altro la città chiede che non vengano alterati i tratti identitari del paesaggio urbano.
I cittadini non chiedono di bloccare i lavori di manutenzione, ma pretendono il rispetto dei giganti verdi che da secoli fanno ombra alle vigne rinate grazie agli studi genetici sul Dna della Malvasia di Candia Aromatica (il vitigno amato da Leonardo). La palla passa ora a Palazzo Marino e ai rappresentanti italiani di LVMH: fermare le motoseghe in Corso Magenta non è solo una scelta ecologista, ma un atto di rispetto verso la storia stessa del Rinascimento milanese.