Ondata di migranti a Ceuta, cosa sta succedendo e perché

Fino a 60mila persone arrivate dal Marocco a nuoto e via terra. Madrid manda l’esercito. L’Italia sospende l’accordo di Schengen con la Spagna.

Ceuta – Ci sono ondate che non si fermano davanti a nulla, nemmeno davanti alla morte. In poche ore, fino a 60mila persone hanno travolto Ceuta, la piccola enclave spagnola “incastrata” sulla punta settentrionale del Marocco, arrivando a nuoto tra le onde o scavalcando le recinzioni di frontiera. Una marea umana che equivale a più di metà degli 85mila abitanti della città, che si è ritrovata assediata, con i parchi trasformati in dormitori a cielo aperto e il sistema di accoglienza al collasso. E mentre migliaia di giovani, molti marocchini e algerini, festeggiavano gridando “Viva España!”, il mare restituiva i corpi di chi non ce l’ha fatta: almeno 43 le vittime, moltissime annegate durante la traversata, altre schiacciate nella calca al frangiflutti della spiaggia di Tarajal.

Il dramma è esploso tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio e si è trascinato per tutta la notte. Sopraffatte dai numeri, la Guardia Civil e i servizi di emergenza si sono ritrovati a poter fare una cosa sola: soccorrere i feriti, moltissimi dei quali arrivati stremati dalle ore passate in acqua. Per riprendere il controllo della frontiera, il governo di Madrid ha schierato l’esercito in appoggio agli agenti, mentre sul versante marocchino le forze di Rabat rispondevano con cannoni ad acqua e cordoni di gendarmi per respingere la folla. Vicino al confine sono rimaste le carcasse di un autobus e sette auto date alle fiamme durante gli scontri.

A dare la misura del disastro è stato lo stesso presidente dell’enclave, Juan Jesús Vivas: “È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone. È assolutamente impossibile assorbire questa pressione”. Nella giornata di venerdì è arrivato in visita il premier spagnolo Pedro Sanchez, contestato da un gruppo di manifestanti che lo accusavano di aver lasciato la frontiera senza protezione. “Quello che è successo è un attacco, una violazione dell’integrità territoriale della Spagna”, ha dichiarato, promettendo di difendere Ceuta “come se fosse Madrid”.

Ma perché tutto questo, adesso? Le autorità spagnole puntano il dito contro una sentenza della Corte Suprema dell’8 luglio, che ha vietato i respingimenti immediati dei migranti arrivati via mare a nuoto, senza scavalcare barriere o filo spinato, imponendo procedure individuali di identificazione. Secondo Sanchez, quella pronuncia è stata manipolata dalle mafie dei trafficanti di esseri umani, che l’hanno trasformata nella falsa promessa di un ingresso “senza conseguenze”: una voce che “si è diffusa come la polvere da sparo attraverso le reti”, scatenando la valanga. La regola, va detto, non vale per chi entra via terra scavalcando le reti.

Sul fronte dei rimpatri, la macchina si è messa subito in moto: già venerdì pomeriggio circa 37mila migranti erano tornati in Marocco, al ritmo di 150 persone al minuto. Da Bruxelles il commissario Ue Magnus Brunner ha rassicurato che da Ceuta “non ci sono flussi verso il continente europeo”, perché le regole di Schengen bloccano ogni movimento in uscita dalle enclavi.

La crisi ha subito varcato i confini spagnoli, incendiando lo scontro politico in Europa. La premier italiana Giorgia Meloni ha definito le immagini “scioccanti” e ha parlato di “minaccia reale alla sicurezza”. Parole a cui Madrid ha risposto convocando l’ambasciatore italiano e bollando l’uscita come “demagogia partitica”. Roma, però, ha deciso di sospendere l’accordo di Schengen con la Spagna. Saranno quindi ripristinati i controlli in ingresso nei porti e negli aeroporti per chi arriva dalla Penisola iberica.

Mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen invocava rimpatri rapidi e la fine delle “traversate pericolose”, resta il conto più amaro, quello dei morti. Perché dietro i numeri da record e le schermaglie tra governi, a Ceuta il mare ha continuato a restituire cadaveri: la peggiore crisi migratoria dell’enclave dal 2021, pagata come sempre con le vite di chi cercava soltanto un futuro dall’altra parte di pochi chilometri d’acqua.