Braccianti bruciati vivi, la confessione che ha incastrato il killer

Un lavoratore ha denunciato l’amico che gli aveva confidato di aver appiccato il rogo: in manette due presunti caporali.

Cosenza – La giornata di lavoro nei campi di Amendolara era appena finita quando un bracciante ha ricevuto una notizia che lo ha lasciato senza fiato: quattro suoi connazionali erano stati trovati carbonizzati dentro un’auto. Erano usciti insieme poche ore prima, sotto il caldo soffocante di inizio giugno.

Sconvolto, l’uomo ha chiamato un amico di lunga data, Ali Raza, per capire cosa fosse accaduto. La risposta lo ha gelato:

“Sì, la macchina è mia. Le ho dato fuoco mentre erano dentro”.

Quelle parole, riportate immediatamente ai carabinieri, hanno dato il via all’indagine che ha portato all’arresto di Ali Raza e di Safeer Ahmed.

Gli investigatori stanno ricostruendo un contesto di sfruttamento sistematico: alloggi sovraffollati, paghe misere, trasporti gestiti dai presunti caporali. Le vittime, secondo la prima ricostruzione, avrebbero provato a opporsi a quelle condizioni. La tensione sarebbe esplosa in una lite violenta: quando è stato fermato, Ahmed aveva il volto segnato dai colpi.

Il racconto dell’unico sopravvissuto aggiunge un tassello decisivo: i braccianti avrebbero chiesto di essere trattati con dignità. La risposta, secondo gli inquirenti, sarebbe stata brutale. L’auto incendiata, le portiere bloccate dall’esterno, nessuna possibilità di scampo.

A incastrare i due sospettati è stato anche l’occhio attento di un carabiniere fuori servizio. Poco prima della tragedia aveva notato la vettura poi ritrovata carbonizzata: dai finestrini venivano gettati sacchetti di rifiuti, un comportamento che lo aveva insospettito. L’aveva seguita fino a un distributore, dove aveva rimproverato l’autista per la guida pericolosa. In quell’istante aveva visto bene il volto di Ali Raza, identificato poi come uno degli autori della strage.