Il mistero del toro “castrato”: la verità sul restauro in Galleria

Scoppia la polemica social sui nuovi attributi del celebre mosaico portafortuna. La difesa di Palazzo Marino: “Nessuna censura, siamo solo tornati ai colori originali del 1867”.

Milano – “Così sembra un bue”. “Mancherebbe qualcosa”. E ancora: “Avete genderizzato anche il toro”. Quindi si è perso il rito portafortuna?”. Bastano pochi giorni di transenne rimosse nel “Salotto di Milano” per scatenare il panico da tastiera (e da marciapiede). Al centro della discordia c’è lui, il toro rampante in mosaico sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele II, da sempre meta di un pellegrinaggio scaramantico globale.

L’ultimo restauro, conclusosi in questi giorni per riparare i danni causati dai milioni di talloni che ogni anno ruotano sui testicoli dell’animale, ha sollevato un polverone mediatico. A incendiare gli animi è stata una foto del lavoro finito pubblicata sui canali social dall’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Milano, Marco Granelli. Il verdetto del web è stato spietato: l’artigiano avrebbe “castrato” il toro.

La foto postata sui social dall’assessore Marco Granelli

Mettendo a paragone il “prima” e il “dopo”, le critiche si sono concentrate proprio sugli attributi dell’animale, apparsi improvvisamente sbiaditi, quasi invisibili rispetto alla versione precedente (l’ultimo rifacimento risaliva al 2017). Online si sono alternate accuse di “censura” a ironici pianti per la virilità perduta del simbolo torinese.

Non solo: nel mirino dei commentatori è finito anche il ripristino del campo azzurro dello stemma che fa da sfondo al toro. “Siete daltonici?”, ha scritto più di un utente, lamentando una differenza di sfumatura troppo netta tra le tessere vecchie e quelle nuove.

Come appariva il mosaico prima dell’ultimo restauro

Che l’intervento fosse urgente, del resto, era sotto gli occhi di tutti. Il rito della giravolta – che solo pochi mesi fa ha visto cimentarsi anche George e Amal Clooney – aveva letteralmente scavato il pavimento. L’attrito continuo aveva trasformato i genitali del toro in un piccolo cratere profondo centimetri, pericoloso per la stabilità del mosaico e per le caviglie dei passanti.

I restauratori hanno dovuto operare con precisione chirurgica. Le parti deteriorate sono state rimosse per una profondità di circa 2,5 centimetri. Inoltre, lo scasso è stato ripulito e livellato; sono state posizionate le nuove tessere (in marmo rosa per gli attributi e in diverse sfumature lapidee per lo sfondo azzurro dei Savoia). Il tutto è stato sigillato con stuccatura e sottoposto a levigatura finale per uniformare la superficie.

Dietro a quello che i social hanno liquidato come un pasticcio di quartiere, ci sarebbe in realtà una rigorosa operazione di filologia storica. Dal Comune di Milano fanno sapere che nessuno ha censurato il toro. Nel restauro del 2017, infatti, per quella specifica anatomia era stato impiegato un marmo impropriamente scuro. L’intervento attuale ha invece ripristinato delle tessere di marmo rosa, storicamente e filologicamente più fedeli al disegno originale del progettista Giuseppe Mengoni.