Le violenze sono durate oltre un anno, tra ricatti e minacce di morte. La giovanissima vittima ha filmato di nascosto le aggressioni notturne in cameretta per incastrare l’uomo.
Riccione – Un drammatico scenario di violenze fisiche e costrizioni psicologiche, perpetrato all’interno delle mura domestiche ai danni di una minore, è stato scoperto e interrotto dai carabinieri. Un uomo di 44 anni, di origine sudamericana, è stato tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli. Le accuse contestate configurano un quadro di “abusi sessuali sistematici con l’uso della violenza”, consumati per più di un anno ai danni della figlia 13enne della sua attuale compagna.
Il provvedimento restrittivo giunge al termine di un’indagine lampo condotta dai militari dell’Arma, avviata meno di tre settimane fa a seguito della denuncia presentata dalla madre della vittima. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe blindato il silenzio della 13enne attraverso pesanti ricatti morali e l’esplicita minaccia di uccidere sia lei sia la madre qualora i dettagli di quanto accadeva nell’abitazione fossero emersi.
Ad accrescere il terrore della ragazzina ha contribuito un episodio specifico da lei stessa raccontato: la scoperta di frammenti di vetro sul fondo di un bicchiere che il patrigno le aveva preparato da bere, interpretato come un esplicito e inquietante avvertimento. Nonostante l’isolamento e la pressione psicologica, la giovanissima ha trovato la forza di confidarsi inizialmente con un’amica e con il fidanzatino, pianificando poi una vera e propria strategia di difesa per essere creduta e protetta.
Sfruttando lo smartphone, la minore è riuscita a registrare di nascosto i file audio e video delle aggressioni subite in cameretta durante le ore notturne, quando l’uomo faceva irruzione nella sua stanza. Una volta ottenute le prove, la 13enne ha mostrato tutto alla madre. La scoperta ha innescato una furiosa lite tra i due conviventi, culminata con la richiesta di intervento d’urgenza al 112 e la successiva fuga della donna e della figlia verso la caserma.
I filmati nel telefono cellulare della ragazzina hanno offerto agli investigatori riscontri oggettivi e incontrovertibili, permettendo alla Procura di richiedere una misura di massima sicurezza in tempi rapidissimi. Il 44enne è stato quinid portato in carcere.