Decreto sicurezza, Meloni non arretra: “La norma resta”

La premier ha parlato dal Salone del Mobile di Milano mentre a Montecitorio è scoppiato il caos con le opposizioni che hanno occupato i banchi del governo.

Milano – Giorgia Meloni sceglie la vetrina del Salone del Mobile di Milano per rispondere alle polemiche sul decreto sicurezza, e lo fa senza cedere un centimetro. Definire il provvedimento “un pasticcio”, come hanno fatto in molti nelle ultime ore, è per lei semplicemente sbagliato. La sostanza della norma non si tocca, dice la premier, anche se i rilievi tecnici sollevati dal Quirinale e dagli avvocati imporranno un percorso alternativo: un provvedimento ad hoc, separato dal decreto originario, perché i tempi di conversione non consentivano correzioni in corsa.

Il punto più discusso riguarda i rimpatri volontari assistiti. Meloni non comprende le resistenze: se lo Stato riconosce il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste un migrante nel ricorso contro un’espulsione, perché non dovrebbe riconoscere la stessa tutela professionale a chi invece sceglie liberamente di tornare nel proprio Paese? Una domanda retorica con cui la premier rovescia la prospettiva del dibattito e rivendica la coerenza della sua posizione. Sui rimpatri volontari, aggiunge, pensava ci fosse un consenso trasversale. Evidentemente si sbagliava, ma il governo andrà avanti comunque.

Mentre Meloni parlava a Milano, a Roma la giornata parlamentare prendeva una piega turbolenta. Dopo la bocciatura delle questioni pregiudiziali di costituzionalità avanzate dalle minoranze, i deputati di opposizione hanno abbandonato i propri scranni per occupare i banchi riservati al governo, paralizzando di fatto i lavori dell’Aula. Il vicepresidente Fabio Rampelli ha richiamato più volte all’ordine senza risultato, procedendo infine all’espulsione del deputato dem Arturo Scotto. La seduta è stata sospesa e i lavori riprenderanno solo dopo la riunione della Conferenza dei Capigruppo.

Sul fronte internazionale, la premier ha toccato altri due dossier aperti. Sulla possibile proroga del taglio delle accise oltre il primo maggio, ha indicato come variabile decisiva l’evoluzione dei negoziati in corso: quello tra le parti in conflitto in Medio Oriente e il tavolo diretto tra Israele e Libano, che il governo italiano segue con particolare attenzione. In base a come si evolveranno queste trattative, ha spiegato, si definiranno le priorità di spesa.

Sulla missione internazionale nello Stretto di Hormuz, Meloni ha ricordato che l’Italia è stata tra i promotori di una copertura ONU, bloccata dal doppio veto di Russia e Cina in Consiglio di sicurezza. Qualora nelle prossime settimane quell’ostacolo venisse rimosso e a condizione che la partecipazione sia ampia e la postura esclusivamente difensiva, Roma potrebbe esserci. La parola finale, ha precisato, spetta al Parlamento.

Chiusura riservata al rapporto con Donald Trump, dopo le recenti frizioni. Meloni ha liquidato la questione con una certa disinvoltura: dissentire apertamente, anche con chi si considera un alleato, è per lei un atto di rispetto, non di rottura. L’amicizia vera, ha detto, si misura anche nella disponibilità a dire quando non si è d’accordo. I rapporti con Washington, ha assicurato, non sono in discussione.