Il Consiglio nazionale forense si dissocia dal decreto sicurezza

L’emendamento, firmato da FdI e sostenuto dal centrodestra, prevede un incentivo da 615 euro per i legali che seguono pratiche di rimpatrio volontario andate a buon fine.

Roma – Il Consiglio nazionale forense ha preso le distanze dall’emendamento al decreto sicurezza che lo coinvolge direttamente. La norma, presentata il 18 marzo al Senato dal senatore di FdI Marco Lisei e sottoscritta dall’intera maggioranza, prevede che il Viminale possa avvalersi dell’organo esecutivo dell’avvocatura nella gestione dei rimpatri volontari assistiti.

Al centro della polemica c’è soprattutto l’incentivo economico: 615 euro all’avvocato che segue la pratica, a condizione che il migrante faccia effettivamente ritorno nel proprio Paese.

Gli oneri stimati ammontano a circa 246mila euro per il secondo semestre del 2026, 492mila per il 2027 e altrettanti per il 2028, attingendo ai fondi della legge di stabilità del 2015. Secondo la relazione illustrativa, il meccanismo incentivante potrebbe portare a un raddoppio dei rimpatri volontari rispetto alla media attuale di circa 800 l’anno.

Le opposizioni attaccano compatte. La deputata del Pd Michela Di Biase parla di “bonus remigrazione” e annuncia che alla Camera chiederà la cancellazione della norma, giudicandola lesiva dell’autonomia della difesa. Filiberto Zaratti di Avs promette “una battaglia durissima in commissione e in aula”, mentre Davide Faraone di Italia Viva invita il governo a correggere “immediatamente” una misura che, a suo avviso, rischia di sollevare dubbi di costituzionalità e di alienare il mondo della giustizia.