In piazza contro il caporalato: Amendolara ricorda i braccianti uccisi

A una settimana dalla strage che ha sconvolto la Calabria, sindacati, lavoratori e cittadini si uniscono in corteo per chiedere verità e giustizia. Landini: “Basta morti e sfruttamento nei campi”.

Cosenza – Sarà una giornata di memoria, ma soprattutto di mobilitazione e richiesta di giustizia quella in programma ad Amendolara, dove centinaia di lavoratori, sindacalisti e cittadini si ritroveranno per ricordare i quattro braccianti agricoli uccisi lunedì scorso in un minivan dato alle fiamme. L’appuntamento è fissato per le ore 16 in viale Lagaria, nei pressi del distributore di carburante dove si è consumata la tragedia.

Da lì partirà il corteo organizzato dalla Flai Cgil, la Federazione dei lavoratori dell’agroindustria, che attraverserà il paese fino a raggiungere piazza Fanfani, dove sono previsti gli interventi delle autorità sindacali e dei rappresentanti delle istituzioni. Alla manifestazione prenderà parte anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, insieme a delegazioni provenienti da diverse regioni italiane.

Parole dure quelle pronunciate alla vigilia della manifestazione da Giovanni Mininni, che ha definito quanto accaduto un crimine politico e sociale. “Non siamo più disposti a contare i morti di un sistema fondato sullo sfruttamento, ha dichiarato il leader della Flai. “Quello che è successo non può essere liquidato come un fatto di cronaca o come l’ennesimo incidente sul lavoro. Quattro persone sono state uccise perché chiedevano il rispetto dei propri diritti e del contratto di lavoro, ha sottolineato.

Lo slogan scelto per la manifestazione è emblematico: “Mai più”, un appello rivolto alla politica, alle istituzioni e all’intero sistema produttivo affinché si intervenga con decisione contro il caporalato e le condizioni di sfruttamento che continuano a colpire migliaia di lavoratori agricoli.

Le vittime della strage erano giovani lavoratori stranieri residenti a Villapiana. Si tratta di Amin Fazal Khojani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Safi Iayjad, 27 anni, tutti cittadini afghani, e Waseem Khan, pakistano di 29 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Castrovillari, i quattro avevano lavorato fino a pochi giorni prima nelle campagne di Scanzano Jonico, impegnati nella raccolta delle fragole.

Due persone si trovano attualmente in custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio plurimo. A indirizzare le indagini sono state anche le dichiarazioni dell’unico sopravvissuto, secondo il quale i lavoratori sarebbero stati uccisi per aver rivendicato il rispetto delle condizioni contrattuali e delle retribuzioni dovute.