Petrolio in fiamme: prezzi alle stelle nonostante il rilascio record di scorte

Mentre l’Italia libera 10 milioni di barili, il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz taglia la produzione globale e terrorizza i mercati.

I prezzi del petrolio continuano la loro corsa inarrestabile, rendendo vano lo sforzo coordinato dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) che ha appena annunciato il rilascio storico di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.

Nonostante la portata dell’operazione — la più imponente mai registrata — gli investitori restano scettici sulla capacità di queste scorte di compensare l’escalation militare in Medio Oriente. Il timore diffuso è che il conflitto sia destinato a durare molto più a lungo di quanto pronosticato da Donald Trump, rendendo l’immissione di greggio sul mercato una semplice “goccia nell’oceano” rispetto alla reale interruzione delle forniture.

L’Italia partecipa attivamente a questa manovra di emergenza mettendo a disposizione circa 10 milioni di barili, pari al 2,5% del totale AIE e al 13,5% delle proprie riserve nazionali. Sebbene il Ministero dell’Ambiente rassicuri sulla tenuta del sistema energetico italiano, che mantiene comunque scorte pari a 90 giorni di importazioni, è il fronte geopolitico a dettare l’agenda dei prezzi.

Gli attacchi sistematici alle infrastrutture petrolifere nel Golfo e il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz hanno infatti spinto i Paesi della regione a tagliare la produzione di ben 10 milioni di barili al giorno, creando un vuoto nell’offerta che non ha precedenti nella storia moderna.

La situazione nello Stretto di Hormuz appare critica: attraverso questo passaggio transita normalmente il 20% della produzione mondiale, oggi strozzata dalle ritorsioni di Teheran agli attacchi israelo-americani. La drastica riduzione dei carichi provenienti da colossi come Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi ha generato quella che l’AIE definisce “la più significativa interruzione delle forniture della storia”.

In questo scenario di guerra, nemmeno il rilascio massiccio di riserve da parte degli Stati Uniti — che da soli libereranno 172 milioni di barili in tre mesi — sembra sufficiente a calmierare un mercato dominato dall’incertezza e dal rischio di un blocco energetico prolungato.