Il tribunale superiore condanna le autorità locali per non aver contrastato l’inquinamento causato dalla zootecnia industriale.
Gli allevamenti intensivi violano i diritti umani. Il capitalismo ha accelerato i processi di produzione e l’utilizzo delle risorse naturali. Non potevano sfuggire a questa tendenza gli allevamenti che, per questo motivo, vengono definiti intensivi. Trattasi di sistemi di produzione in cui un gran numero di animali è confinato in spazi ristretti, spesso con l’obiettivo di massimizzare la produzione a costi ridotti. Questa pratica, diffusasi nel secondo dopoguerra, ha portato a un aumento significativo della produzione di carne, uova e latte, ma ha provocato effetti negativi al benessere animale, all’impatto ambientale e alla salute umana.

Sono, infatti, una fonte significativa di inquinamento atmosferico e idrico, a causa delle emissioni di ammoniaca, rifiuti e dell’uso di fertilizzanti. Il settore zootecnico è responsabile di una quota significativa di emissioni di gas serra. Inoltre, sono una delle principali fonti di polveri sottili, causando problemi respiratori e cardiovascolari, con conseguenze anche mortali. Infatti, in Italia si registrano circa 50.000 morti premature, in particolare in Pianura Padana, territorio non a caso con una concentrazione molto diffusa di allevamenti di questo tipo. Nella Spagna nord-ovest, in Galizia, un’area con una forte presenza di allevamenti intensivi di polli e maiali, l’inquinamento atmosferico e fluviale è molto alto. L’aria è irrespirabile e le falde acquifere contaminate da nitrati e batteri. L’ecosistema e la salute umana sono a forte rischio. Eppure si tratta di zone geografiche di montagna, scarsamente popolate che dovrebbero essere luoghi ideali per una vita sana!
Ora, una sentenza del tribunale superiore della Galizia ha stabilito che, poiché le autorità locali non hanno fatto nulla per contrastare il fenomeno, anzi lo hanno favorito, sono responsabili della violazione dei diritti umani della popolazione ivi residente. Per questi motivi sono tenute a riparare i danni provocati. Si tratta di una sentenza storica che passerà agli annali non solo della giurisprudenza ma anche della civiltà. La Spagna in Europa primeggia per la produzione di carne suina, tanto che l’anno scorso ha macellato circa il 40% della totalità. E questo solo nell’ultimo ventennio, proprio a causa degli allevamenti intensivi che hanno, radicalmente, trasformato la struttura socioeconomica di realtà per vocazione rurali. La maggior parte degli allevamenti, infatti, sono ubicati in zone per natura dedite all’agricoltura e con popolazione non superiore ai 5 mila abitanti.

Le “menti perverse” ideatrici di questo modello di allevamento consideravano queste realtà rurali “zone di sacrificio”. Ad intendere che, pur di soddisfare il massimo profitto, potevano essere immolate sull’altare del sacrificio la salute e il benessere dei cittadini. In queste zone della Galizia i fiumi sono ricchi di nitrati, composti chimici che possono causare tumori e di batteri antibiotico-resistenti. I cittadini hanno sempre registrato problemi di salute, aria irrespirabile e il completo annullamento delle attività rurali autoctone. Grazie alla formazione di comitati cittadini per la difesa della salute della popolazione, la “Federaciòn de consumidores y usuarios” (Cecu), un’associazione di consumatori al supporto di varie organizzazioni ambientaliste, ha presentato una denuncia legale. L’azione è stata promossa per la salvaguardia della salute dei cittadini nei confronti di tutte le autorità, statali, regionali e locali coinvolte.
La magistratura ha dato ragione ai denuncianti, sostenendo che le autorità hanno omesso di salvaguardare la salute dei cittadini ed ora devono provvedere a riparare i danni causati, in quanto la protezione dell’ambiente e i diritti umani sono strettamente legati!