Malgrado la crisi economica galoppante e la precarietà del lavoro i giovani della Gen Z stanno evidenziano un forte desiderio di genitorielità soprattutto tra i maschi.
Il desiderio di genitorialità della Gen Z cresce. Finora gli scienziati sociali, studiosi dell’essere umano, delle relazioni e delle strutture sociali all’interno di contesti culturali, istituzionali ed economici, hanno considerato tale generazione (ovvero i nati nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso e nel primo decennio del nuovo millennio) come poco propensa a formarsi una famiglia ed orientata all’individualismo.
Ed invece, a conferma che le dinamiche sociali sono soggette a variabili difficilmente classificabili, la realtà sta smentendo queste previsioni. Malgrado la crisi economica galoppante e la precarietà del lavoro i giovani della Gen Z stanno evidenziano un forte desiderio di genitorialità, soprattutto tra i maschi. Un altro dato sorprendente considerato che nel corso dei secoli questa tendenza è stata legata più alla maternità che alla paternità.
Sul tema è stato condotto uno studio da Pew Research Center, un istituto statunitense di sondaggi d’opinione, analisi demografiche e ricerche su questioni sociali, media e tendenze tecnologiche. Si definisce apartitico fornendo dati neutrali per comprendere i cambiamenti negli Stati Uniti e nel mondo. Il 62% dei giovani tra il 18 e 29 anni hanno mostrato molto interesse alla paternità. Questo dato conferma che diventare padri non è un’aspirazione svanita a causa delle difficoltà occupazionali e degli scarsi salari, ma ridefinita con altre forme.
Sono mutate, quindi, le modalità con cui si desidera diventarlo, mentre l’anelito è rimasto intatto. E’ tramontata del tutto la visione del padre assente dal punto di vista affettivo ed educativo, ma visto solo come colui che porta lo stipendio a casa. Oggi si avverte una paternità collaborativa, partecipativa, attiva che dedichi tempo alla cura dei figli ogni giorno per distribuire equamente il carico familiare con la propria compagna.
Rispetto alla generazione precedente la percentuale che vuole avere dei figli è superiore, così come il desiderio riguarda entrambi i sessi. Oggi diventare genitore è un processo in divenire, da realizzare quando si sia varcato il traguardo della serenità emotiva e di un lavoro sicuro. Tuttavia la realtà sembra scontrarsi con le intenzioni. Molte analisi economiche hanno evidenziato che sono proprio i giovani della Gen Z le facili vittime della crescita del costo della vita, del lavoro che oggi c’è e domani scompare e dell’inaccessibilità a potersi permettere un immobile.

I giovani percepiscono stipendi più bassi dei loro genitori, incontrando maggiori ostacoli per essere economicamente indipendenti. La possibilità di diventare genitori viene spostata in avanti proprio perché si è incrementata la coscienza dei doveri, economici e affettivi, che investono chi vuole diventarlo. La tendenza è comune a molti Paesi. In Italia, come ha registrato l’ISTAT, l’istituto nazionale di statistica, il 70% ha dichiarato di desiderare dei figli e, addirittura, l’80% 2 o più figli.
Provocano quasi tenerezza questi pii desideri, dato il più basso indice di natalità toccato dal Belpaese, 370.000 venuti al mondo nel 2024, ultimi dati disponibili. Non si tratta di un ritorno al passato e alla famiglia tradizionale. Piuttosto di una nuova concezione della genitorialità maschile, caratterizzata da cognizione di causa e dalla rinuncia alla famiglia schematica e inflessibile di una volta.
Un cambiamento di paradigma culturale non di poco conto, di buon auspicio per la parità tra i due sessi, che avrebbe bisogno di uno slancio economico e politico per concretizzarsi.