Trovato il tesoro della droga di Messina Denaro: sequestrati 200 milioni

L’operazione si è svolta in contemporanea in Italia, in Andorra, a Gibilterra, alle Isole Cayman, in Lussemburgo, nel Principato di Monaco, in Svizzera e in Spagna.

Palermo – È in corso una vasta operazione internazionale antimafia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip presso il Tribunale di Palermo con cui sono stati disposti la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro.

Le attività sono in corso di svolgimento – oltre che in Italia – ad Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in stretta collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia estere attivate tramite rogatorie internazionali e strumenti di cooperazione europea.

Eseguite anche estese perquisizioni a Malaga e a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, in tutti i luoghi nella disponibilità degli indagati.

Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte dei quali anche all’estero, al fianco delle forze di polizia degli Stati coinvolti. Impiegati inoltre mezzi aerei, droni e dispositivi termo scanner per individuare intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team specializzato in analisi informatiche per la ricerca di wallet digitali e criptovalute.

L’operazione rappresenta il culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, che ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, in molteplici Paesi europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti dal narcotraffico, sviluppatosi fin dagli anni ’80 sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese.

Le indagini sono partite da una segnalazione delle autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara con importanti disponibilità economiche nel Principato. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare che la stessa era stata sposata con un narcotrafficante di elevato spessore criminale, già condannato in più procedimenti e ritenuto contiguo a Cosa Nostra.

Determinanti, nel corso delle indagini, le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, secondo cui parte dei proventi derivanti dal traffico di stupefacenti sarebbe stata destinata sistematicamente alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo vertice, Matteo Messina Denaro.

Gli investigatori hanno quindi ipotizzato che i fondi presenti in Andorra fossero riconducibili proprio alle attività criminali legate al narcotraffico, avviando ulteriori accertamenti estesi in diversi Paesi. Fondamentale anche la collaborazione con la Policia Nacional spagnola, che ha consentito di svolgere attività tecniche di intercettazione in parallelo con quelle effettuate in Italia.

Le indagini hanno permesso di ricostruire un patrimonio accumulato in oltre quarant’anni e successivamente reinvestito nell’economia legale attraverso strumenti finanziari, partecipazioni societarie, rapporti bancari e holding localizzate soprattutto in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra.

Sono state individuate 8 società estere, di cui 5 in Spagna, 2 a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, utilizzate principalmente come veicoli per investimenti immobiliari e gestione patrimoniale. Accertati inoltre numerosi conti correnti e portafogli titoli distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore complessivo di circa 12,5 milioni di euro.

Le investigazioni hanno inoltre portato alla scoperta di quote azionarie di rilevante valore detenute in un istituto di credito libanese, oltre a investimenti in metalli preziosi, con il sequestro di oltre 12 chilogrammi di oro. Di particolare pregio anche gli immobili sequestrati: 22 strutture, molte delle quali resort di lusso situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, nelle aree più esclusive della Costa del Sol.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il patrimonio sarebbe stato gestito nel tempo, sotto la supervisione del narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio, entrambi raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere.