Donna trovata morta nei boschi: forse sbranata dai cani

Lucia Tognela, 59 anni, è stata rinvenuta senza vita con profonde ferite da morsi. Il proprietario di 5 dogo argentini rischia l’accusa di omicidio colposo.

Potenza – Una passeggiata tra i sentieri di montagna trasformata in un incubo. Lucia Tognela, 59 anni, residente a Bianzone e madre di due figli, è stata trovata senza vita giovedì sera nei boschi di Trivigno, in località Banchelle, a circa 1.800 metri di quota. Sul corpo della donna sono state rinvenute numerose lesioni compatibili con l’attacco di un branco di cani, un dettaglio che ha immediatamente spostato l’attenzione degli inquirenti su alcuni cani segnalati nella zona.

L’allarme è scattato quando la donna non ha fatto rientro dall’escursione, attivando una massiccia operazione di soccorso che ha coinvolto l’elicottero di Areu, il Soccorso Alpino (Cnsas) e i militari della Guardia di Finanza. A chiamare i soccorsi è stato un uomo che vive nella zona dal 2023, dove si occupa dell’allevamento di cavalli. L’individuo è proprietario di cinque dogo argentini, una razza canina nota per la grande forza fisica e un istinto predatorio selezionato per la caccia grossa.

L’ipotesi è che gli animali, lasciati liberi in un’area isolata ma frequentata da escursionisti, possano aver incrociato e aggredito la donna. Secondo le prime ricostruzioni, il proprietario avrebbe già subito denunce in passato legate proprio alla gestione e all’aggressività dei suoi cani. Gli animali sono stati prelevati dai veterinari dell’Ats per essere sottoposti a esami comportamentali e biologici.

Il punto centrale dell’indagine, coordinata dalla Procura di Sondrio, è stabilire l’esatta causa della morte. Gli accertamenti medico-legali dovranno chiarire due scenari distinti: Lucia Tognela potrebbe essere stata colpita da un malore improvviso e gli animali potrebbero essersi avvicinati al corpo solo in un secondo momento. Le ferite inferte dai morsi potrebbero essere state la causa diretta del decesso, a seguito di un attacco predatorio scatenato dalla dinamica del branco.

L’iscrizione del proprietario nel registro degli indagati per omicidio colposo, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, è considerata un atto dovuto per consentire lo svolgimento dell’autopsia come accertamento tecnico irripetibile. Gli esperti dovranno analizzare i morsi per confermare se appartengano ai dogo sequestrati o se, in un’ipotesi meno probabile, possano essere riconducibili a fauna selvatica.