Testosterone in tragica picchiata?

Lo conferma la ricerca scientifica ma sarebbe utile conoscerne le cause e prendere i dovuti provvedimenti. Veleni alimentari, stili di vita scorretti e inquinamento c’entrano qualcosa?

Ciao maschio! Era il titolo di un famoso film di Marco Ferreri del 1978, un’amara e grottesca riflessione sulla crisi della mascolinità, ambientata in una New York in declino. Si chiama così anche un programma televisivo della Rai, un contenitore sull’universo maschile.

Ma l’espressione, in realtà, si riferisce ad un problema che sta destando allarme tra la comunità scientifica e inquietudine tra i maschi.

Si tratta del livello del testosterone, il più importante ormone sessuale maschile, sempre più in picchiata. Secondo alcune stime gli adolescenti di oggi ne sono sprovvisti del 54% rispetto a quelli di 50 anni fa. Da questo dato alla crisi della fertilità maschile il passo è stato breve. Come al solito sui social si innesca un pericoloso effetto frullatore producendo false e caotiche informazioni.

Poiché il livello dell’ormone è presentato come possibile motivo di stanchezza e calo del desiderio, la sua mancanza è dovuta alla carenza di integratori. L’Imperial College di Londra, una delle Università più prestigiose al mondo, ha diffuso dei dati secondo cui moltissimi uomini, pur di aumentare il livello di testosterone, hanno intrapreso una terapia a titolo oneroso, in realtà senza averne bisogno.

Al contrario le indicazioni dell’Unione Europea (UE) suggeriscono che può danneggiare la fertilità. Anche nella scienza, come in tutte le attività umane, i pareri possono essere discordanti. Alcuni hanno sostenuto di trattarsi della più grande crisi della salute riproduttiva maschile, poco considerata dalle istituzioni di salute pubblica.

Una delle cause di denatalità è anche questa

Altri hanno manifestato, invece, più prudenza perché c’è la consuetudine di selezionare dati che confermano la propria ipotesi di partenza. E così anche l’oggettività della scienza, a cui dovrebbero tendere tutti i suoi operatori, va a farsi benedire! Un altro aspetto interessante è che il fenomeno pare essersi sviluppato maggiormente nei Paesi ad alto reddito.

A conferma, forse, che il benessere imborghesisce anche il testosterone! In realtà il calo è collegato all’obesità, una delle cause scatenanti del calo del testosterone, che nelle “società opulente” è molto cresciuta. Il problema è molto più complesso di quanto si possa pensare poichè ha a che fare con l’ambiente in cui si vive e i malsani stili di vita degli individui.

Anche se, pur essendo consci dei danni alla salute riproduttiva, si è ancora lontani dallo stabilire un nesso con l’infertilità su larga scala. Poi si sono inserite altre discipline a vivacizzare il dibattito intorno al tema ma anche a renderlo più confuso. Una di questa è stata la filosofia della scienza, secondo cui è l’ipotesi di partenza ad essere fallace. Ossia non è affatto vero che il calo debba essere considerato un indizio negativo.

In base ad uno stratagemma della disciplina che esamina i fondamenti, i metodi e le implicazioni del sapere scientifico, non esiste un numero certo o teorico di riferimento. La misurazione può essere ballerina, nel senso che dipende dal numero della popolazione, dalla situazione sociale, dal percorso di ogni singolo soggetto e, finanche, da come essa viene stabilita.

A seguire questo ragionamento il calo del testosterone può aver subito lo stesso processo. A prescindere da ogni tipo di diatriba o confronto dialettico e scientifico, il fatto che il numero di spermatozoi stanno abbandonando i maschi, per quanto non certissimo, è verosimile.

In questo caso le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero prendere le necessarie misure, in nome, se non altro, del principio di precauzione. Ma tant’è…