Strage di Piazza della Loggia, 30 anni a Marco Toffaloni ma niente carcere: è cittadino svizzero

Il Tribunale dei Minori di Brescia chiude un capitolo della strage neofascista del 1974, ma la Svizzera blocca l’estradizione.

Brescia – A quasi 51 anni dalla strage di Piazza della Loggia, che il 28 maggio 1974 sconvolse Brescia con 8 morti e 102 feriti durante una manifestazione sindacale antifascista, arriva una terza condanna. Il Tribunale dei Minori ha inflitto 30 anni di reclusione a Marco Toffaloni, all’epoca sedicenne militante veronese di Ordine Nuovo, riconosciuto come uno degli esecutori materiali dell’attentato neofascista. Oggi 66enne, cittadino svizzero sotto il nome di Franco Maria Muller, Toffaloni non sconterà la pena: la Svizzera ha escluso l’estradizione, dichiarando il reato prescritto secondo la legge elvetica.

Piazza della Loggia, chiuso un altro capitolo

La decisione chiude un altro tassello di una delle pagine più nere della strategia della tensione. La PM Caty Bressanelli aveva chiesto 30 anni, sostenendo la piena responsabilità di Toffaloni nel collocare la bomba – un ordigno da 1,5 kg di tritolo nascosto in un cestino sotto i portici di Piazza della Loggia – che esplose alle 10.12, devastando la folla riunita per una protesta sindacale contro il terrorismo nero. La difesa, affidata all’avvocato Marco Gallina, ha invocato l’assoluzione per insussistenza del fatto o, in subordine, una riduzione per “immaturità”, prevista dal Codice Penale per i minori al momento del reato. Il Tribunale ha però accolto la linea dell’accusa.

Toffaloni, nato a Verona nel 1958, era un adolescente radicalizzato nelle fila di Ordine Nuovo, movimento neofascista sciolto nel 1973 ma attivo clandestinamente. Dopo la strage, si rifugiò in Svizzera, dove costruì una nuova identità come Franco Maria Muller, sfuggendo per decenni alla giustizia italiana. Le indagini, riaperte grazie a nuovi elementi emersi negli ultimi anni, lo hanno individuato come l’esecutore materiale insieme ai due ideatori già condannati nel 2017: Carlo Maria Maggi, leader di Ordine Nuovo nel Triveneto, morto nel 2018, e Maurizio Tramonte, ex infiltrato dei Servizi noto come “Fonte Tritone”. Maggi pianificò l’attentato, mentre Tramonte, pur informato, non lo impedì.

Le altre condanne per la strage

La condanna di Toffaloni segue quella definitiva del 20 giugno 2017, quando la Cassazione confermò l’ergastolo per Maggi e Tramonte. Maggi, medico mestrino, fu il regista dell’operazione, mentre Tramonte, che si è sempre proclamato innocente, avrebbe avuto un ruolo di copertura. Le indagini, condotte tra depistaggi e silenzi, hanno impiegato decenni per identificare i responsabili di un attentato che mirava a seminare terrore e destabilizzare il Paese. L’esplosione, avvenuta sotto una pioggia battente, colpì lavoratori, sindacalisti e cittadini, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva.

Nonostante la sentenza, Toffaloni resterà libero. La Svizzera, dove risiede da anni, ha respinto ogni richiesta di estradizione: per la legge elvetica, il reato di strage, pur gravissimo, è caduto in prescrizione dopo 40 anni. Una decisione che ha riacceso il dibattito sulla cooperazione giudiziaria internazionale e lasciato l’amaro in bocca ai familiari delle vittime, che da mezzo secolo chiedono giustizia piena. “È una condanna simbolica, ma la verità è stata accertata”, ha commentato Manlio Milani, presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, presente in aula.

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