Stiamo raschiando il fondo del barile

Siamo in disavanzo ecologico con tutte le conseguenze del caso: crisi climatica, utilizzo eccessivo del suolo, inquinamento. E’ un processo devastante.

In Italia le risorse naturali annuali a maggio sono già esaurite. Sono decenni che le risorse naturali annuali non raggiungono il traguardo previsto, ma si fermano molto prima. Se ne parla a iosa in tutte le salse, ma, nei fatti, non si fa nulla o molto poco per invertire la tendenza. Sembra di stare su un treno che corre senza fermarsi verso il dirupo per schiantarsi!

Gli scienziati, che amano le iperboli, hanno definito questo fenomeno “overshoot day” che per l’Italia si è verificato il 3 maggio. Con questo anglicismo si intende il giorno del sovrasfruttamento della Terra, una data simbolica in cui l’umanità consuma interamente le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare nell’intero anno. Calcolato dal Global Footprint Network, segna l’inizio del deficit ecologico annuale, in cui si usano “capitali” naturali invece degli “interessi“. Si sta peggiorando anno per anno.

Lo conferma il WWF (World Wide Fund for Nature), la più grande organizzazione internazionale privata dedicata alla conservazione della natura, fondata nel 1961. Siamo in disavanzo ecologico con tutte le conseguenze del caso: crisi climatica, utilizzo eccessivo del suolo, inquinamento. E’ un processo devastante iniziato 50 anni fa, quando l’overshoot day capitava alla fine dell’anno per poi diminuire dopo ogni anno. Nel 2019 è capitato il 29 luglio.

In 7 anni sono stati bruciati 3 mesi. E’ come se l’umanità in un anno invece di 1 pianeta ne consumasse quasi 2. L’Italia è, per cosi dire, ben inserita in questo processo. Se si confrontano i dati storici dell’Istat, emerge che i consumi hanno subito una trasformazione. Negli ultimi 30 anni sono diminuite le spese per alimentari e bevande, così come per abbigliamento e calzature. Si vive, però, in case che consumano più energia e c’è una maggiore mobilità sia urbana che extra.

A breve saremo privi di risorse necessarie alla sopravvivenza

Allo stesso tempo sono cresciuti gli acquisti dei cosiddetti beni durevoli come computer, condizionatori e elettrodomestici vari. Le conseguenze sull’aumento del consumo di energia e, quindi, sull’ambiente sono acclarate. Così come la mobilità. Negli anni ’50 c’erano 50 autovetture per 1000 abitanti. Oggi, secondo l’ISTAT, il 70% di italiani possiede un’auto, superiore anche alla media europea che si ferma soltanto al 60%. Se più auto circolano è lapalissiano che aumentino la diffusione di sostanze inquinanti.

Com’è noto anche l’alimentazione ha i suoi effetti sull’ambiente. Negli anni ’60 si consumavano in media 20 kg di carne pro capite all’anno, nel 2025 80 kg. Un altro fenomeno che alimenta il consumo delle risorse è l’urbanizzazione selvaggia. L’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ente pubblico di ricerca italiano, ha diffuso dei dati secondo cui nel 2024 le superfici artificiali hanno superato il 7% del territorio nazionale, una cifra più alta della media europea, 4,4%.

Come ha sottolineato il WWF il 3 maggio non è solo una data cronologica ma è un segnale tangibile della crisi di un modello di sviluppo obsoleto e dei limiti strutturali del Pianeta. Le soluzioni proposte sono quelle consuete che si ripetono come un refrain in ogni report: fonti rinnovabili, economia circolare, salvaguardia del suolo, eco-mobilità, alimentazione sostenibile.

Ma sono temi che non sembrano sedurre la classe politica, che continua a nicchiare e a non agire. Intanto ogni anno che passa la situazione peggiora.