Sguardo puntato sul Tribunale di Roma per il ricorso contro Meta: si rischia il blocco di centinaia di migliaia di profili Instagram e Facebook.
Roma – La stretta globale sull’accesso dei minori alle piattaforme social incassa il pieno sostegno dei consumatori italiani e bussa alle porte del governo. Il Codacons ha espresso forte soddisfazione per la decisione del primo ministro laburista britannico, Keir Starmer, che ha annunciato l’intenzione di introdurre una messa al bando totale dei social media per tutti i ragazzi al di sotto dei 16 anni.
Il provvedimento del Regno Unito non è isolato, ma si inserisce in un macro-trend internazionale di forte regolamentazione. Segue infatti la storica misura pionieristica adottata a fine 2025 dall’Australia – sulla scia di quanto già fatto da Malesia e Indonesia – e si affianca agli iter legislativi già avviati in Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca per sbarrare l’accesso alle piattaforme agli under 16. Anche altre grandi democrazie, tra cui Norvegia, Germania, Austria e Brasile, stanno attualmente studiando analoghe strategie di tutela dei più giovani nell’ecosistema digitale.
Di fronte a questo scenario internazionale, le associazioni dei consumatori chiedono un intervento speculare e tempestivo da parte delle istituzioni italiane. Una necessità che si è fatta ancor più stringente alla luce dei recenti rilievi sollevati dalla Commissione Europea.
Bruxelles ha infatti messo formalmente sotto accusa il colosso Menlo Park (Meta), contestando al gruppo di Mark Zuckerberg di aver consentito l’accesso a Instagram e Facebook a utenti di età inferiore ai 13 anni, violando le normative comunitarie e sottomettendo i giovanissimi a gravi rischi correlati alla fruizione di contenuti non idonei e a dinamiche di dipendenza da algoritmo.
In attesa di un’eventuale mossa da parte di Palazzo Chigi, la vera partita legale in Italia si giocherà a brevissimo nelle aule giudiziarie della Capitale. È infatti attesa a giorni la pronuncia del Tribunale Civile di Roma in merito all’azione inibitoria collettiva promossa dal Codacons, in sinergia con Adusbef e Assourt (Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi), contro Meta.
Il ricorso si fonda principalmente sulla contestazione a Meta di non aver adottato sistemi efficaci e stringenti di age verification per la verifica dell’età, consentendo di fatto ai preadolescenti di violare i termini di servizio che vieterebbero l’iscrizione a Instagram e Facebook sotto i 13 anni. Se i giudici dovessero accogliere l’azione inibitoria delle associazioni, gli effetti sarebbero immediati e di grande impatto: si arriverebbe al blocco simultaneo in Italia di centinaia di migliaia di profili attivi di minori di 13 anni, imponendo contestualmente alla multinazionale l’obbligo di implementare soluzioni tecniche “radar” in grado di impedire realmente qualsiasi futuro aggiramento dei blocchi informatici.
“Ci aspettiamo misure analoghe a quelle britanniche anche da parte dell’Italia”, fanno sapere dal Codacons. “Se il ricorso dei consumatori verrà accolto dai giudici di Roma, si tradurrà in un argine concreto per imporre a Meta l’adozione di barriere tecnologiche reali, tutelando la salute mentale e la sicurezza dei nostri figli“.