Inferno nella cella: detenuto appicca un rogo e muore carbonizzato

Un 72enne si è barricato nel bagno del reparto sanitario e ha dato fuoco al letto. Nove agenti sono rimasti feriti nel tentativo di salvarlo.

Sassari – Un detenuto sardo di 72 anni è morto carbonizzato all’interno della sua cella, nel reparto sanitario dell’istituto penitenziario, avvolto dalle stesse fiamme che, secondo una prima ricostruzione, avrebbe appiccato con le sue mani. Una morte atroce, consumata in una manciata di minuti, mentre fuori dalla porta blindata gli agenti tentavano l’impossibile per strapparlo a un destino già segnato.

L’allarme è scattato nel silenzio della notte, quando dal piccolo reparto ospedaliero interno al carcere hanno iniziato a levarsi fumo e calore. L’uomo, ricoverato lì da tempo per problemi fisici, avrebbe messo in atto un gesto tanto lucido quanto disperato: prima ha chiuso il blindo della cella, poi ha ostruito l’ingresso e infine ha dato fuoco alle suppellettili e al letto, probabilmente servendosi di un accendino e di un po’ d’olio.

Quando i poliziotti penitenziari sono riusciti a forzare la porta, si sono trovati davanti a un muro di fumo nero e fiamme. Il detenuto si era barricato in bagno, dove ha perso i sensi a causa delle esalazioni per poi essere raggiunto dal rogo. Per lui non c’è stato nulla da fare.

Una scena drammatica, in cui gli uomini in divisa non si sono tirati indietro. Nove agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti nel tentativo di soccorrerlo, riportando lievi ustioni e intossicazioni da fumo. Trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, sono stati medicati: le loro condizioni, per fortuna, non destano preoccupazione. Grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco, le fiamme sono state circoscritte al piccolo reparto e non si è resa necessaria l’evacuazione degli altri detenuti.

Sul posto è arrivato anche il personale del 118, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano. Ora spetta agli inquirenti ricostruire con esattezza cosa sia scattato nella mente dell’uomo in quelle ore. La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità e chiarire la dinamica dell’accaduto. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Comando provinciale di Sassari.

A dare voce al dolore e allo sconcerto è stato il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che ha espresso “profondo cordoglio per la vittima” e la “massima vicinanza ai poliziotti penitenziari in servizio a Bancali, che hanno affrontato un’emergenza di eccezionale gravità con coraggio, professionalità e spirito di servizio”. Una tragedia che riporta ancora una volta i riflettori sulle condizioni delle carceri sarde e sul dramma silenzioso di chi, dietro le sbarre, arriva a rivolgere la violenza contro se stesso.