Sfruttamento del lavoro e ‘sommerso’ a Prato: arrestati due imprenditori [VIDEO]

L’indagine condotta grazie alla collaborazione di alcuni operai: 23 privi di permesso di soggiorno, in gran parte cinesi, ma anche pakistani.

Prato – Prosegue il lavoro della Procura per portare alla luce le condizioni di sfruttamento lavorativo. Questa volta i controlli si sono concentrati in tre ditte di confezioni a conduzione cinese, portando all’arresto di due imprenditori. In totale è stata accertata la condizione di sfruttamento lavorativo di 23 operai, privi di permesso di soggiorno, in gran parte cinesi, ma anche pakistani. Militari del Gruppo della Guardia di Finanza, in sinergia con personale appartenente al Dipartimento delle Prevenzione dell’Asl Toscana Centro, e militari del Nucleo Investigativo Reparto Operativo e del Nucleo Tutela del Lavoro del Comando Provinciale Carabinieri di Prato, hanno effettuato perquisizioni, ispezioni e sequestri nei confronti di tre aziende gestite da imprenditori cinesi, ubicate a Prato, operanti nel settore della produzione e confezionamento di capi di abbigliamento.

L’attività investigativa ha permesso di individuare una condizione di grave sfruttamento lavorativo nei confronti di 23 lavoratori, impiegati nelle tre imprese, risultati privi di permesso di soggiorno, in larga parte di nazionalità cinese e pakistana. Le condizioni di sfruttamento comprendevano orari di lavoro estremi: oltre 12 ore al giorno, sette giorni su sette, retribuzione a cottimo inferiore alla soglia minima legale, spesso in contanti (salvo piccoli bonifici per alcuni regolari); condizioni igienico-sanitarie precarie e alloggi forniti dal datore di lavoro, in cui i lavoratori erano costretti a dormire.

All’interno di una delle aziende è stato individuato un lavoratore che aveva fornito false generalità. Le indagini hanno permesso di identificarlo come un pregiudicato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione e destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura di Prato per il reato di tentata estorsione aggravata in concorso.

L’uomo, insieme ad altri quattro soggetti, aveva tentato di estorcere 20.000 euro a un imprenditore cinese, titolare di un’azienda di confezione pronto moda, usando violenza e minacce, con aggressioni fisiche (calci, pugni e schiaffi). Attualmente il condannato è detenuto presso la casa circondariale di Prato ed è risultato anche destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP di Firenze il 18 gennaio 2018, nell’ambito del procedimento denominato “China Truck”, per reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e altri illeciti.

Un ruolo significativo nelle indagini è stato svolto da alcuni lavoratori, che hanno deciso di collaborare con l’Autorità Giudiziaria, fornendo testimonianze utili e consegnando quaderni manoscritti contenenti dettagli sulla merce prodotta. Sono scattate le manette per due imprenditori in flagranza di reato, mentre si indaga per intermediazione illecita e sfruttamento, impiego di manodopera clandestina e favoreggiamento della permanenza irregolare sul territorio nazionale.

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