Se sei tocco di mente te lo dico con un’app

Il metodo si è dimostrato efficace per alcuni particolari disturbi mentali come depressione e disturbo post-traumatico.

In un mondo dominato dalla dea assoluta dei nostri giorni, la tecnologia, in cui non si muove foglia che essa non voglia, una notizia circolata sul web ha destato un certo stupore. Pare che attraverso i rilevatori elettronici di un’app si possa monitorare il livello del proprio stato di salute mentale.

Gli entusiasti delle novità tecnologiche ritengono che si possa tracciare la condotta quotidiana legata ai disturbi psicologici per fornire elementi utili al medico specialista. Un metodo che arricchisce il controllo clinico per i dati che sforna a ciclo continuo ma che, per essere avallata dalla Scienze, ha bisogno di verifiche supplementari.

Un’app che potrebbe, dunque, fungere da supporto carpendo indizi collegati ad uno stato di malessere. Una notizia del genere non si è diffusa in un bar, dove gli avventori sbevicchiando hanno cercato di placare l’ira funesta del gran solleone, per cui la si potrebbe collegare ad un colpo di calore o ad un’alzata di gomito.

Piuttosto è stata pubblicata su JAMA Network Open, una rivista scientifica medica mensile dell’American Medical Association (AMA), a cura dell’Università di Pittsburgh e Minnesota, USA. Attraverso l’uso di strumenti statistici sono stati confrontati i dati dei rilevatori con potenziali sintomi legati al benessere psichico.

Inoltre si è stabilito un legame con una serie di condizioni psicologiche: distacco, disinibizione, antagonismo, alterazioni delle funzioni cognitive superiori che influenzano il modo in cui una persona organizza, elabora e comunica i propri pensieri, manifestazioni fisiche senza una chiara causa medica che causano ansia per la propria salute.

Infine è stato analizzato il cosiddetto “fattore p”, un indice dimensionale che rappresenta una vulnerabilità comune a sviluppare diverse forme di sofferenza mentale. Il campione osservato era composto di 557 individui che avevano redatto una valutazione personale dei propri sintomi.

Queste informazioni sono state accomunate con quelle dei dispositivi elettronici, da cui è emersa una spiccata interdipendenza col fattore p. I ricercatori hanno evidenziato che, allo stato attuale dell’arte, questi indicatori sono reticenti sulla salute mentale delle persone. Fondandosi su medie statistiche possono trasformarsi, tuttavia, in un futuro vademecum da cui scaturiscono categorie, operato e individui.

Grazie a questi dati si ha la possibilità di avere a disposizione materiale molto accurato sulla vita dei pazienti. Ci si augura che il monitoraggio passivo possa produrre una raccolta dati molto tranquilla, mentre le persone sono immerse nella loro routine di tutti i giorni.

Il metodo si è dimostrato efficace già per alcuni particolari disturbi mentali, in particolare depressione e disturbo post-traumatico. Questo tipo di novità vanno, comunque, prese con le pinze salvaguardando il principio di precauzione (PdP).

Si tratta di uno strumento decisionale per far fronte ai dubbi delle scelte quando, pur in una situazione di incertezza o ignoranza scientifica, vi sono ragioni per credere che una determinata attività potrebbe avere conseguenze negative molto estese e, soprattutto, irreversibili.

Il grave rischio che si corre in un settore sensibile come la salute, in particolar modo quella mentale, è di delegare tutto agli strumenti tecnologici, mettendo in secondo piano l’osservazione clinica del paziente. Oggi quando si va dal medico, a stento, ci si presenta e ci si saluta.

L’app dovrà essere ulteriormente testata prima di essere utilizzata ufficialmente

Lo specialista, per tutta la seduta, non fa altro che avere gli occhi fissi sul monitor del computer su cui scorre il fascicolo sanitario, un contenitore digitale che raccoglie tutta la storia clinica del paziente e i documenti sanitari.

Mai che alzi lo sguardo per guardare negli occhi il povero cristo che ha davanti. Mai che venga utilizzata l’osservazione clinica, che in medicina dovrebbe essere la conditio sine qua non con cui si tocca col tatto eventuali zone dolorose del corpo, si parla dei sintomi e delle emozioni ad essi associate e del comportamento in generale della persona malata.

E’ una fatica troppo grande, meglio affidarsi alla “deus ex machina” che tutto fa e risolve, la tecnologia. Con molta probabilità, tra qualche anno al posto di un medico in carne ed ossa, ci si potrà trovare di fronte a un cyborg. Andiamo bene…

Se potranno, forse, coprire la mancanza di personale nella sanità, non riusciranno mai a sopperire all’intuito umano, che anche in medicina può essere la chiave risolutiva! Antonio Zarra