Ciò che non mangiano i pesci viene eliminato in mare assieme a feci e urine. L’inquinamento provoca anche la perdita di ossigeno in acqua con morte di fauna e flora.
Quando si parla di Norvegia non si può non pensare ai suoi meravigliosi fiordi, quelle profonde insenature costiere scavate nell’entroterra da antichi ghiacciai durante le ere glaciali e successivamente riempite dall’acqua salata del mare. Sono caratterizzati da maestose pareti rocciose a strapiombo, cascate spettacolari e acque profonde, che lasciano lo spettatore a bocca aperta per lo stupore di trovarsi di fronte a paesaggi così suggestivi da richiamare atmosfere oniriche e immagini sperdute nel tempo.
La Norvegia è anche il più grande produttore di salmone allevato e quando la suggestione termina il suo itinerario ci si scontra con la dura realtà. Un recente studio ha sancito che i fanghi degli allevamenti di pesce sono equivalenti alle acque di scarico, quelle cioè compromesse dall’attività (domestica, industriale o agricola) dell’uomo dopo essere state usate e che contengono sostanze inquinanti.
La ricerca è stata curata dal Sunstone Institute, un’organizzazione globale indipendente di data science con sede a Oslo (Norvegia), specializzata nell’analisi di dati fattuali relativi ai grandi fenomeni globali, in particolare su clima, conflitti, salute, istruzione e governance. Oggetto dell’indagine è stata l’influenza sull’ambiente dell’acquacultura norvegese. I salmoni vengono allevati a base di mangimi e costretti a muoversi in gabbie poste nei fiordi.

Tutto ciò che non viene mangiato dai pesci viene eliminato, insieme a feci e urine nelle acque circostanti. Secondo i dati degli esperti l’anno scorso nelle acque norvegesi sono finite 75 mila tonnellate di azoto, equivalente alla quantità di acqua di scarico non trattata di 17,2 milioni di individui, 10 mila tonnellate di fosforo, pari a quelle contenute nelle acque reflue non trattate di 20 milioni di persone e 360 mila tonnellate di carbonio organico, la stessa cifra delle acque reflue non trattate di 30 milioni di persone.
Se si pensa che la popolazione norvegese è di 5 milioni di abitanti fa scalpore il dato secondo cui gli allevamenti di pesce causano un inquinamento oscillante da 3 a 5 volte maggiore di tutta la nazione. Quali sono gli effetti dei fanghi ittici? Innanzitutto si alimenta un processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi apporti di sostanze ad effetto fertilizzante (azoto, fosforo ed altre sostanze fitostimolanti). Questo fenomeno produce la fioritura di alghe distruttive e calo dell’ossigeno nell’acqua, favorendo la scomparsa di pesci e altre specie marine.
Il tasso più elevato di inquinamento si raggiunge in estate, perché cresce la temperatura dell’acqua. Questi aspetti sono particolarmente dolenti a causa della conformazione dei fiordi. Ossia bacini semichiusi che penetrano nell’entroterra, terreno ideale per l’accumulo di sostanze. La criticità maggiore è l’abbassamento del livello di ossigeno nell’acqua e una crescita dei livelli produttivi ittici non può che esacerbare il fenomeno con effetti devastanti.
Ancona una volta la produzione forsennata ha creato un circolo vizioso per cui il gioco non vale la candela. Un’impresa che comporta sforzi eccessivi, rischi e spese rispetto al guadagno effettivo. Sforzi perché si stravolge un ecosistema naturale, rischi per la salute della biodiversità e spese sociali perché, alla fine, il conto lo paga la collettività.