Benzina a 3,25 euro al litro: a Linosa il pieno è un lusso da nababbi

Sull’isola delle Pelagie il carburante ha toccato il prezzo più alto d’Italia. La denuncia di un residente: “Qui ostaggio di una sola pompa”.

Linosa (Agrigento) – Ci sono angoli d’Italia dove riempire il serbatoio dell’auto costa quanto una cena al ristorante, e non è un modo di dire. È la fotografia impietosa di Linosa, puntino di terra vulcanica sperduto nel Canale di Sicilia, a metà strada tra l’Europa e l’Africa, dove la benzina ha sfondato ogni tetto immaginabile arrivando alla cifra da capogiro di 3,25 euro al litro. Il gasolio non è da meno: 2,94 euro, a un soffio da quella soglia dei tre euro che fino a ieri sembrava pura fantascienza.

A squarciare il velo sull’ennesimo salasso è stato un residente, Girolamo Solina, la cui segnalazione ha fatto rapidamente il giro dei social, rilanciata dalla seguitissima pagina “Lampedusa in 2 minuti”. Un grido che racconta, meglio di mille aride tabelle ministeriali, cosa significhi davvero vivere su un fazzoletto di roccia dove ogni gesto quotidiano si trasforma in un privilegio da pagare a peso d’oro.

Per comprendere l’enormità della cifra basta un confronto brutale. Mentre in gran parte della penisola l’automobilista comune fa i conti con prezzi che oscillano attorno a un euro e mezzo, sull’isola dei linosani si paga più del doppio. Un pieno da 50 litri, che sulla terraferma costa poco più di 70 euro, a Linosa svuota il portafogli di oltre 160 euro. Ogni corsa verso il porto, ogni generatore che tiene accese le luci, ogni spostamento diventa una voce di spesa da soppesare con angoscia.

E non si tratta di un capriccio improvviso dell’estate. Già lo scorso mese di aprile l’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva incoronato Linosa maglia nera d’Italia, con benzina e gasolio appaiati a 2,740 euro al litro: il carburante più caro dell’intero territorio nazionale, davanti persino a Pantelleria e alla vicina Lampedusa. In appena tre mesi, dunque, il prezzo alla pompa non solo non è mai sceso, ma ha continuato la sua scalata inesorabile, aggiungendo mezzo euro al litro e trasformando un problema cronico in una vera e propria emergenza.

Le spiegazioni ufficiali, come sempre, girano attorno allo stesso stanco ritornello: la logistica. Portare il carburante su un’isola così piccola e lontana costa, gli impianti sono vecchi e minuscoli, non si possono stoccare grandi quantità per spuntare prezzi migliori. Tutto vero. Ma dietro la fredda liturgia dei costi di trasporto si nasconde una domanda che a Roma nessuno sembra volersi porre: perché chi ha la sola colpa di essere nato o di vivere su un’isola deve pagare il diritto a muoversi il doppio di chiunque altro?

Gli abitanti stabili di Linosa sono poche centinaia di anime. Non fanno notizia, non riempiono i talk show, non spostano voti. Eppure ogni giorno subiscono una tassa occulta sulla lontananza, un balzello geografico che nessuna legge ha mai scritto ma che il mercato applica con implacabile puntualità. In inverno, quando i turisti se ne vanno e resta solo la comunità, quel prezzo si trasforma in una gabbia: ci si pensa due volte prima di accendere il motore, prima di percorrere anche solo pochi chilometri.

L’insularità, sulla carta un valore da tutelare e proteggere, si trasforma qui in una vera e propria condanna economica. E mentre i decreti sui rincari e i tavoli sulla continuità territoriale si accumulano nei cassetti dei ministeri, a Linosa si continua a fare il pieno con il fiato sospeso, contando i centesimi e guardando quel numero sul display della pompa salire, ancora, oltre ogni ragionevolezza.