Sanità: siamo messi male, anzi peggio

La crisi profonda della Sanità pubblica è dovuta al sottofinanziamento cronico che la vede in basso alla media europea OCSE per spesa in rapporto al PIL.

Nella sanità, oltre al personale, scarseggia anche la competenza digitale. La crisi della sanità nazionale è, purtroppo, consolidata. La carenza di dipendenti è una delle sue peculiarità. Oltre a questo è stato rilevato una elevata mancanza di competenza digitale. E’ quanto emerso da un’indagine di Randstad Research Italy, il centro studi di Randstad (agenzia per il lavoro) che analizza le trasformazioni del mercato del lavoro. Il problema è sempre lo stesso: gli eccessivi carichi di lavorano non permettono di partecipare a corsi per l’aggiornamento digitale.

Come ha sottolineato Aisi (l’Associazione imprese sanitarie indipendenti, dedicata a elevare gli standard di cura attraverso innovazione e formazione continua) la digitalizzazione della sanità è già in atto e diventerà sempre più pregnante. Ma, senza una valorizzazione parallela dei professionisti sanitari l’algoritmo, svuotato dell’appoggio umano rischia di trasformarsi in qualcosa di arido. Perché l’Intelligenza Artificiale (IA) per funzionare efficacemente ha bisogno di chi lavora sul campo.

Lo studio di Randstad Research dal titolo “Il futuro delle professioni mediche e infermieristiche in Italia” è un’analisi rigorosa della sanità nel nostro Paese, il cui futuro dipenderà dalla capacità di saper valorizzare il personale. La conditio sine qua non è il miglioramento delle competenze nella robotica, nell’IA per le diagnosi, la telemedicina per la cura dei pazienti a distanza. Senza di esse non si va da nessuno parte. La sanità italiana è costituita per il 66,8% da donne, con una percentuale consistente nella fascia d’età 45-54 anni. Tuttavia c’è da dire che la scarsa presenza di under 25 dipende anche dalla durata dei cicli di studio.

L’80% dei lavoratori è assunto con contratti full time. Le stime per il futuro sono pessimistiche. Gli accessi alla facoltà di Medicina e Chirurgia sono calati, per poi crescere dal 2019. Inoltre si va verso l’apice dei pensionamenti con quasi 40 mila medici e di circa 109 mila infermieri entro il 2032. Con la sempre più accentuata digitalizzazione sanitaria si stanno trasformando anche le stesse professioni. Si va verso un’integrazione tra medicina e tecnologia e tra varie specialità. La sanità, dunque, sarà trasformata dalla tecnologia per essere più efficiente e personalizzare le cure. Rimane il fatto che il medico dev’essere prima un professionista della salute, per poi essere supportato dalla tecnologia.

La sanità pubblica è stata svenduta ed è impossibile tornare indietro

Se, al contrario, il camice bianco è competente in ambito tecnologico e carente in quello sanitario, non è più un medico ma qualcos’altro. Ma l’aspetto strategico più importante è quello economico e della corretta gestione della sanità per favorire un efficace coordinamento, ottimizzazione e sostenibilità delle risorse e dei servizi afferenti. Il processo descritto per concretizzarsi avrebbe bisogno di un progetto politico che guardi oltre l’ordinaria amministrazione. Ma in vista non si nota nulla di simile. Se la sanità pubblica italiana è in crisi profonda lo si deve all’atavico sottofinanziamento cronico, che la vede sotto la media europea OCSE per spesa in rapporto al PIL.

Ecco spiegata la carenza di personale, come si è visto con professionisti che fuggono verso il privato o l’estero, e un aumento della spesa privata dei cittadini (milioni di persone rinunciano a visite e cure). Si registrano tempi di attesa lunghi, pronto soccorso sovraccarichi, e una crescente percezione della salute come privilegio. In una siffatta situazione il processo politico della digitalizzazione chi lo gestisce, la Befana?