Agricoltura sotto attacco: chiudono le aziende storiche

Sinalp lancia l’allarme sul collasso del comparto. Burocrazia, ritardi nei pagamenti e speculazioni spingono i ragazzi a lasciare l’Isola.

SINALP Sicilia e il CAA SINALP Sicilia rappresentati dal Dr. Andrea Monteleone, Dr. Giuseppe Lombardo, Dr. Andrea Tomarchio e Sig. Francesco Frisina lanciano un grido d’alarm che non può più essere ignorato. L’agricoltura siciliana non rappresenta soltanto un settore produttivo. Essa costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’economia regionale, generando occupazione, reddito e sviluppo in centinaia di comuni dell’Isola. Migliaia di famiglie vivono direttamente o indirettamente grazie al lavoro agricolo, ad una filiera che coinvolge trasformazione, trasporti, commercio, turismo enogastronomico, ed esportazioni.

La Sicilia possiede un patrimonio agricolo unico al mondo. Dalle produzioni cerealicole ai vigneti, dagli agrumeti agli uliveti, dal pistacchio di Bronte alle arance rosse, dai limoni di Siracusa alle mandorle, dalle produzioni ortofrutticole alle eccellenze vitivinicole riconosciute nei mercati internazionali. Un patrimonio costruito nei secoli grazie al lavoro, alla competenza e alla tenacia di generazioni di agricoltori. Le nostre produzioni tipiche, le DOP, le IGP, i vini DOC e DOCG, insieme alle numerose varietà autoctone siciliane, rappresentano una ricchezza che il mondo ci invidia e che contribuisce a promuovere l’immagine della Sicilia sui mercati nazionali ed esteri.

Eppure, proprio questo settore strategico sta vivendo una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. Migliaia di agricoltori continuano a lavorare con sacrificio, professionalità e passione, ma sono costretti a confrontarsi con una realtà sempre più insostenibile: costi di produzione in costante aumento, prezzi di vendita sempre più bassi, ritardi nei pagamenti e una filiera che troppo spesso scarica il peso della crisis proprio sull’anello più debole, il produttore.

È inaccettabile che il grano prodotto nelle campagne siciliane venga pagato agli agricoltori appena 15 centesimi al chilo, valori che non coprono nemmeno i costi sostenuti per la semina, la lavorazione, il carburante, l’irrigazione e la raccolta. È altrettanto grave la situazione del comparto vitivinicolo, dove numerosi produttori continuano a conferire uve di altissima qualità ricevendo compensi insufficienti e, in molti casi, attendendo ancora il pagamento delle produzioni già consegnate. Non si può chiedere agli agricoltori di investire, innovare e mantenere viva la produzione agricola siciliana se poi il loro lavoro viene remunerato al di sotto dei costi di produzione. Questa non è economia di mercato ma la progressiva distruzione del sistema agricolo siciliano.

La conseguenza più grave di questa situazione è sotto gli occhi di tutti, i nostri giovani stanno abbandonando l’agricoltura. Sempre meno ragazzi scelgono di proseguire l’attività di famiglia, non perché manchi l’amore per la terra, ma perché manca la prospettiva di un reddito dignitoso e di un futuro stabile. Intere generazioni di ragazzi stanno lasciando le aree rurali siciliane per trasferirsi nelle città, nel Nord Italia o all’estero, alla ricerca di opportunità lavorative che il comparto agricolo non riesce più a garantire. Ogni azienda agricola che chiude rappresenta una perdita economica, sociale e culturale per la Sicilia. Ogni giovane che lascia la campagna porta via competenze, tradizioni, conoscenze e professionalità che difficilmente potranno essere recuperate.

L’abbandono delle terre agricole produce effetti devastanti anche sul territorio. Migliaia di ettari di terreni vengono lasciati incolti perché non più economicamente sostenibili. Le campagne abbandonate diventano ricettacolo di sterpaglie, vegetazione infestante e materiale altamente infiammabile che, durante i mesi estivi, alimenta il rischio incendi. Ogni anno la Sicilia assiste impotente alla distruzione di ettari di boschi, coltivazioni, pascoli e aree naturali.

La prevenzione degli incendi non può limitarsi all’intervento emergenziale quando il fuoco è già divampato. La vera prevenzione passa dal mantenimento produttivo del territorio, dal sostegno alle aziende agricole e dalla presenza costante dell’uomo nelle campagne ed a progetti di riforestazione intensivi su tutto il territorio siciliano. Un territorio coltivato è un territorio curato, controllato e protetto. Un territorio abbandonato è un territorio esposto al degrado, alla desertificazione e agli incendi.

I Dirigenti Regionali del SINALP Sicilia e del CAA SINALP Sicilia, Dr. Andrea Monteleone, Dr. Giuseppe Lombardo, Dr. Andrea Tomarchio e Sig. Francesco Frisina hanno incontrato gli agricoltori siciliani per un confronto serio e concreto mettendo sul tavolo tutte le disfunzioni e le difficoltà del comparto e da questa analisi è stato predisposto un progetto di rilancio ritenendo indispensabile l’avvio immediato di un piano straordinario per l’agricoltura regionale che deve prevedere:

  • prezzi minimi garantiti per le produzioni strategiche;
  • maggiore controllo sulla trasparenza della filiera agroalimentare;
  • pagamenti certi e tempestivi agli agricoltori;
  • sostegno concreto alle cooperative agricole virtuose;
  • incentivi per il ricambio generazionale;
  • agevolazioni fiscali concrete, e non il solito “bonus” una tantum, per i giovani che intendono investire in agricoltura;
  • semplificazione reale della burocrazia regionale che stà uccidendo il comparto;
  • investimenti nelle infrastrutture idriche e nell’irrigazione, ritornando ad investire nel comparto con un vero programma di manutenzione e ristrutturazione di tutti gli invasi presenti nell’isola;
  • potenziamento del Corpo Forestale regionale e dell’antincendio con l’assunzione di nuovo personale, adeguando i livelli occupazionali ormai ridotti al 50% del reale fabbisogno;
  • utilizzo di droni e tecnologie innovative per il monitoraggio continuo del territorio.

Vogliamo ricordare a tutti che quando chiude un’azienda agricola non perde soltanto l’imprenditore, perde l’intera comunità, perde il territorio, perde l’economia locale, perde la Sicilia. Ogni ettaro abbandonato rappresenta una sconfitta per la nostra terra. Ogni giovane costretto a lasciare l’agricoltura rappresenta una perdita di competenze, tradizioni e conoscenze che difficilmente potranno essere recuperate. L’agricoltura siciliana non produce soltanto cibo. Produce paesaggio, tutela ambientale, presidio del territorio, occupazione, cultura e identità.

Difendere il comparto agricolo significa difendere le eccellenze che hanno reso famosa la Sicilia nel mondo e che ancora oggi rappresentano uno straordinario strumento di sviluppo economico e promozione internazionale dell’Isola. Non possiamo permettere che il patrimonio agricolo siciliano venga sacrificato sull’altare della speculazione, dell’indifferenza e dell’assenza di programmazione politica.

Chiediamo al Governo Regionale, al Governo Nazionale, alle istituzioni europee, alle organizzazioni di categoria e a tutta la filiera agroalimentare di assumersi le proprie responsabilità. Occorre intervenire subito. Domani potrebbe essere troppo tardi.

Difendere gli agricoltori significa difendere il lavoro, l’ambiente, il paesaggio, la sicurezza del territorio, le produzioni di eccellenza e il futuro delle nuove generazioni. La Sicilia non può permettersi di perdere un altro pezzo della propria anima, della propria storia e della propria economia.