Sagre, che passione!

Ma attenzione a ciò che mangiate. I controlli sanitari non sono frequenti e non di rado ci scappa la corsa in ospedale per cibi contaminati.

D’estate in molte località disseminate sul territorio nazionale si svolgono le “famose” sagre. Sono talmente tante e curiose che si può dire di assistere ad una vera e propria sagra delle sagre! C’è chi le aspetta con trepidazione e chi, al contrario, cerca di schivarle il più possibile perché ritenute insopportabili come un gatto attaccato ai marroni.

Si tratta di feste popolari annuali che testimoniano la forte coesione sociale di una comunità e l’unione con il territorio e le radici. Nella cultura nazionale rappresentano l’incontro tra l’acqua santa e il diavolo, tra il sacro e il profano. La loro genesi è nelle celebrazioni religiose del Santo patrono, a cui si associa l’occasione per gustare piatti prelibati del posto e celebrare i prodotti agricoli stagionali e l’artigianato locale. 

L’etimologia deriva dal latino “sacrum” (sacro) per indicare i banchetti e le imponenti cerimonie a favore delle divinità in alcuni periodi dell’anno. Nel corso dei secoli questi riti si sono trasformati in celebrazioni del Santo Protettore del luogo. Nell’antica Roma il cibo e il vino non venivano consumati solo per nutrimento ma per stabilire un contatto con il (di)vino.

Il rito univa la comunità agli dei, dai grandi sacrifici pubblici ai pasti commemorativi privati. Oggi l’aspetto religioso è passato quasi in secondo piano. A dominare, imperterrita, è la gastronomia, al punto che le piazze dei borghi si trasformano in tante cucine a cielo aperto. La specialità culinaria è legata ad un piatto specifico del luogo, ad esempio la sagra del tortellino, del tartufo, della porchetta e simili.

Le tavolate conviviali spesso finiscono in canti e balli soprattutto di origine tradizionale. Inoltre queste manifestazioni sono impreziosite da fiere locali con bancarelle di artigianato e rievocazioni storiche in costume. 

Chi ne è entusiasta mette in risalto come, ancora oggi, le sagre siano fondamentali per la promozione turistica dei borghi e per sostenere le economie locali, offrendo al contempo un’esperienza di ristoro accessibile a prezzi popolari. L’anno scorso ha destato allarme tra i consumatori l’inchiesta giornalistica sulla sicurezza alimentare e la salubrità dei prodotti consumati nelle piazze.

Le feste patronali sono suggestive ma occhio all’igiene dei prodotti di gastronomia

Addirittura una donna di 38anni, a Cagliari, è deceduta dopo aver consumato una conserva in una sagra, contaminata da botulino, una tossina rara ma letale. La domanda che sorge spontanea dopo simili tragedie è: i controlli sono stati fatti? Secondo l’Adiconsum (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente) le ispezioni sanitarie sono quasi inesistenti e quelle che si effettuano sono, ovviamente, insufficienti.

A norma di legge devono eseguirli le Aziende Sanitarie Locali (ASL), i Carabinieri del NAS e, infine, i Comuni che concedono l’autorizzazione alla manifestazione. Sta di fatto che il monitoraggio non è continuo e, spesso, viene lasciato alla buona volontà degli organizzatori. Ma non si può proseguire con l’improvvisazione.

E’ necessaria una gestione nazionale del fenomeno o, quantomeno, un protocollo unico valido per fiere, sagre e street food. Popolare sì ma non per questo grossolano e approssimativo. Infine intorno alle sagre ruota un giro d’affari milionario che in Italia muove circa 2,1 miliardi di euro di indotto all’anno.

Dal punto di vista fiscale i proventi ricavati con questi eventi non concorrono alla formazione del reddito imponibile, ai fini IVA e delle imposte sui redditi. Di sicuro c’è qualche “furbo” che ci guadagna e come minimo si tratta di elusione fiscale. Se ne discute da anni, ma tutto resta così com’è. E’ l’Italia, bellezza!