manifestazione sara e ilaria

Roma e Messina in piazza contro i femminicidi: “Per Ilaria, per Sara, per tutt3” [L’AUDIO DI SARA]

Cortei e fiaccolate per Ilaria Sula e Sara Campanella: la rabbia scuote le città. Nell’audio-choc Sara diceva ad Argentino: “Non voglio nulla da te, lasciami in pace”.

“Per Ilaria, per Sara, per tutt3”. È il grido che ieri ha risuonato tra le strade di Roma e Messina, un urlo di dolore e ribellione contro i femminicidi di Ilaria Sula, studentessa 22enne della Sapienza, e Sara Campanella, uccisa a Messina. A Roma, presidio e cortei organizzati in poche ore da collettivi e organizzazioni transfemministe si è trasformato in una “marea” di circa 2mila persone, secondo le stime delle forze dell’ordine, partita da piazzale Aldo Moro e diventata un corteo che ha attraversato l’ateneo e i quartieri limitrofi. A Messina, una fiaccolata ha unito migliaia di voci per ricordare Sara e dire basta alla violenza di genere.

Roma: la Sapienza mobilitata per Ilaria

Il corteo romano è iniziato davanti all’università Sapienza, sotto lo striscione “Sapienza transfemminista. Bruciamo tutto”. Studentesse e studenti hanno riempito il piazzale, superando i varchi della città universitaria per ripercorrere i viali che Ilaria Sula attraversava ogni giorno. Il percorso ha toccato Castro Pretorio e San Lorenzo, fino a raggiungere la scalinata del rettorato, davanti alla statua della Minerva. Qui, tra slogan transfemministi e fumogeni viola, la grata che delimitava la fontana senz’acqua è stata abbattuta, simbolo di una rabbia che non accetta barriere.

“Ilaria poteva essere una di noi, potevo essere io”, ha dichiarato una studentessa al megafono nel corteo. “Siamo stanche di vivere in un Paese che non ci rappresenta. Il femminicidio di Ilaria non è un caso isolato, ma l’estrema rappresentazione di un sistema malato”. Il rumore delle chiavi agitate ha scandito i momenti più intensi, come davanti al rettorato e al dipartimento di Scienze Statistiche, dove Ilaria studiava. All’ingresso, un’immagine della giovane è stata affissa sopra un altarino di fiori e lettere, un tributo spontaneo alla sua memoria.

L’audio di Sara a Stefano Argentino: “Non voglio nulla da te, lasciami in pace”

In risposta al momento di raccoglimento voluto dalla rettrice Antonella Polimeni, le manifestanti hanno incollato uno striscione con il nome di Ilaria, accompagnandolo con un messaggio chiaro: “Ora mettiamo noi la nostra targa”. Un gesto di sfida a un’istituzione accusata di non fare abbastanza contro la violenza patriarcale.

Messina: corteo e fiaccolata per Sara

A Messina, la città si è stretta attorno alla famiglia di Sara Campanella con una fiaccolata che ha visto migliaia di partecipanti. Tra loro, un gruppo di giovani con uno striscione che riportava una frase tratta dal profilo Facebook della 22enne: “Mi amo troppo per stare con chiunque”, seguita dal numero antiviolenza 1522. Il corteo, partito dal rettorato, ha attraversato le vie della città, illuminato da candele e dalla determinazione di dire “no” alla violenza.

cortei sara e ilaria

Cetty Zaccaria, madre di Sara, ha preso la parola prima della partenza: “Ringrazio tutti gli studenti e le persone presenti che hanno dato voce a Sara stasera. Oggi la ricordate insieme a noi con questa fiaccolata”. La partecipazione della famiglia ha reso l’evento ancora più toccante, unendo il lutto privato alla protesta collettiva.

Cortei che uniscono due città

Le manifestazioni e in cortei di Roma e Messina non sono state solo un momento di commemorazione, ma un atto di resistenza contro un sistema che, come denunciato dalle organizzatrici, continua a produrre violenza di genere. A Roma, il corteo ha trasformato il dolore in azione, con gesti simbolici come l’abbattimento delle grate e l’occupazione simbolica degli spazi universitari. A Messina, la fiaccolata ha dato voce a una comunità ferita, ma decisa a non tacere.

Le due città, unite dal ricordo di Ilaria e Sara, hanno lanciato un messaggio chiaro: i femminicidi non sono tragedie isolate, ma il frutto di una cultura patriarcale che va smantellata. “Bruciamo tutto”, recitava lo striscione della Sapienza ricordando l’appello della sorella di Giulia Cecchettin, altra vittima di femminicidio. Un invito a non fermarsi al lutto, ma a trasformare la rabbia in cambiamento.

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