Pierina Paganelli

Caso Paganelli, il perito della Procura: “La voce del killer è di Dassilva”

La perizia attribuisce al 35enne senegalese in carcere, le parole “calma” e “ragazza”, e a Manuela Bianchi, nuora della vittima, la parola “buona”.

Rimini – L’indagine sull’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate nel garage del condominio di via del Ciclamino il 3 ottobre 2023, si arricchisce di elementi cruciali emersi dall’analisi di un audio registrato da una telecamera privata. Marco Perino, esperto in perizie foniche forensi del Tribunale di Biella, incaricato il 2 ottobre 2023 dalla Squadra Mobile di Rimini su delega della Procura, ha esaminato i suoni catturati quella tragica sera, depositando conclusioni che puntano su Louis Dassilva e Manuela Bianchi.

“La voce del killer di Pierina è di Dassilva”

Secondo la perizia, alle 22.12.11, pochi istanti prima delle coltellate mortali, una voce maschile pronuncia “calma”. Alle 22.13.33, con la rottura di un barattolo di vetro, si sente il primo urlo della vittima. Dieci secondi dopo, una voce femminile dice “buona”, quasi sovrastata dalle grida di Pierina. Due secondi più tardi, la voce maschile torna con “ragazza”, a delitto ormai compiuto. Perino attribuisce le parole “calma” e “ragazza” a Dassilva, 35enne senegalese detenuto dal 16 luglio 2024, e “buona” a Manuela Bianchi, nuora della vittima, indagata per favoreggiamento.

L’audio, pur disturbato da rumori di fondo e riverberi del garage, rappresenta un tassello chiave per la Procura, guidata dal PM Daniele Paci. Dassilva, vicino di casa e amante di Manuela, è l’unico accusato dell’omicidio, con un movente legato alla relazione extraconiugale e alla paura che Pierina rivelasse tutto. La presenza di Manuela sulla scena, suggerita dalla perizia, alimenta i sospetti di un suo coinvolgimento, anche solo passivo, sebbene lei sostenga di aver trovato il corpo solo la mattina dopo.

“Si sente anche Manuela Bianchi”

Parallelamente, gli inquirenti hanno depositato intercettazioni di conversazioni e messaggi inviati da Dassilva in Senegal poco dopo il delitto. Il 35enne avrebbe contattato connazionali chiedendo l’intervento di un “papa” – figura tradizionale – per un “marabutage”, un rito voodoo contro sei agenti della Squadra Mobile e il PM Paci. Questo dettaglio, emerso già a marzo 2025, rafforza l’immagine di un uomo spaventato dalle indagini, disposto a ricorrere a pratiche esoteriche per ostacolare la giustizia.

Le conclusioni di Perino, tuttavia, potrebbero essere messe alla prova dalla difesa di Dassilva, che ha già contestato la sua identificazione in un video della farmacia vicina e la mancanza del suo DNA sulla scena. La Cassazione, il 31 marzo 2025, ha definito “illogico” il movente attribuito dal Riesame, e un perito della difesa ha sostenuto che Dassilva fosse su Facebook alle 22.16.17, incompatibile con l’orario del delitto. L’autopsia e le perizie su DNA e telefonini, attese a breve, saranno decisive per confermare o smentire queste nuove rivelazioni, mentre il giallo di via del Ciclamino resta avvolto nell’incertezza.

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