In Italia e Regno Unito il tasso dei risparmi è il più basso, rispettivamente 3,2% e 4,7%. Un caso particolare è la Lettonia dove il tasso è zero: spendono tutto lo stipendio.
Il risparmio è definito come la quota del proprio reddito che non viene spesa nell’immediato per beni di consumo ma accantonata per un utilizzo futuro. È una risorsa fondamentale sia a livello personale (per proteggersi dagli imprevisti) sia per l’economia nazionale. I manuali di economia specificano che si tratta della differenza tra il reddito disponibile e i consumi. Viene accantonato per far fronte a spese impreviste, per realizzare progetti futuri (es. acquisto di una casa) o per integrare il reddito pensionistico.
A parere degli esperti una buona regola sarebbe accantonare il 10% del proprio reddito mensile. In Italia il risparmio è tutelato dall’articolo 47 della Costituzione ed è vigilato da enti istituzionali come la Banca d’Italia e la CONSOB. Non è che si dorma sonni tranquilli, visto che la prima non ha vigilato sui derivati delle banche che hanno lasciato sul lastrico molte famiglie. La seconda, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, è l’autorità amministrativa indipendente italiana istituita per vigilare sui mercati finanziari.
Il suo obiettivo principale è tutelare gli investitori assicurando la massima trasparenza, correttezza e l’efficienza del mercato mobiliare. Ebbene è stata coinvolta in diverse inchieste giudiziarie per le sue decisioni sulla vigilanza del mercato finanziario. Per la cronaca ricordiamo lo scandalo Enimont negli anni ’90, in cui la CONSOB fu accusata di alterazione degli equilibri economici del periodo.
Inoltre i casi di default bancario (2015-2017) per non aver intercettato in tempo i crack bancari e per aver gestito con superficialità i prospetti informativi dei titoli (es. obbligazioni subordinate) venduti ai risparmiatori. Come dire “siamo in ottime mani”. Secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la media europea di risparmio è pari all’8,1%. Si va dal -9,3% in Grecia al 14,7% in Svezia e Ungheria.

La Grecia si è distinta per spendere più di quanto incassa, probabilmente utilizzando risparmi preesistenti o ricorrendo ai prestiti. Tra le economie europee avanzate le note stonate sono rappresentate dall’Italia e il Regno Unito col tasso di risparmi più basso, rispettivamente 3,2% e 4,7%. Un caso particolare è la Lettonia dove il tasso è zero: si spende tutto lo stipendio.
Tuttavia secondo il Dipartimento di Economia della Goethe University di Francoforte, Germania, stabilire il corretto tasso di risparmio delle famiglie europee è complicato, in quanto il reddito può essere errato o omesso. Inoltre la misurazione dei consumi è altrettanto difficoltosa perché varia da Paese a Paese. Comunque non esiste un risparmiatore standard, con un alto o basso tasso di risparmio e i dati che sono stati diffusi sono il frutto dei diversi modi delle famiglie di rispondere alle crisi. Il tasso di risparmio è stabilito in linea generale dall’età della popolazione e da come i ceti professionali reagiscono ai momenti critici.
E’ emerso che laddove esistono efficaci reti di sicurezza sociale, la tendenza è quella di risparmiare di meno, confermando i motivi alla base del risparmio, ossia pensione e imprevisti. Quindi se si mette denaro da parte vuol dire che i servizi pubblici per la tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità sono scarsi o inefficaci.