Quel video mi rosicchia il cervello

Ormai siamo schiavi di notifiche e filmati che, a lungo andare, provocano patologie anche gravi e una forma di dipendenza simile a quella che si riscontra per la droga.

Guardare troppi video brevi rischia di mandare il cervello al…macero! Se la tecnologia rischia di produrre tanti danni, come confermano tante ricerche al riguardo, sarebbe il caso di abolirla. Pia illusione, visto che, in realtà, ci si immola ad essa! Una recente ricerca ha analizzato le conseguenze di una forte esposizione ai video brevi sui social. Pare che incidano sulla concentrazione, autocontrollo, memoria ed equilibrio emotivo.

Guardare video in maniera veloce alimenta la ricompensa del cervello agli stimoli ricevuti. In questo modo si produce tanta dopamina che stimola alla visione sempre maggiore, creando, così, una forma di dipendenza, proprio come le sostanze stupefacenti. Gli effetti sono calo dell’attenzione, sovraccarico cognitivo, difficoltà di memoria, alterazioni nelle risposte cerebrali, rischio di dipendenza comportamentale, stress mentale, noia cronica.

L’utilizzo intensivo può provocare interruzione dei cicli del sonno, crescita dell’ansia per cui si resta vittime di una stimolazione costante. I giovani tra i 18 e 21 anni trascorrono ben 21 ore alla settimana tra video e scrolling. Malgrado sia cresciuta la consapevolezza della disconnessione, si resta impigliati nella rete dei social. Non si riesce a fare a meno dell’ultimo video e notifica.

Il rapporto di dipendenza è emerso in uno studio apparso su “Neuroimage”, una rivista basata sulla comprensione della funzione, struttura e l’organizzazione del cervello, utilizzando tutte le modalità di neuroimaging, nonché i progressi nelle metodologie di imaging e analisi correlate. Le aree cerebrali interessate sono quelle delle emozioni, il sistema di ricompensa e una maggiore attività delle funzioni cognitive complesse, che produce forte reattività ai contenuti emotivi con un marcato influsso sulle relazioni sociali.

Un video di breve durata è proprio preparato per mettere in moto il meccanismo di ricompensa, per cui il cervello produce molta dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per la comunicazione tra i neuroni, che regola movimento, umore, motivazione, piacere e apprendimento. Il consumo frequente di video fa crescere la ricompensa ma riduce la capacità di attenzione per attività di lunga durata. Addirittura può influire sulla “memoria prospettica”, ossia la capacità di ricordarsi di eseguire azioni pianificate nel futuro.

La dipendenza da apparati digitali può provocare dipendenza con gravi conseguenze

Nei bambini e negli adolescenti le conseguenze si manifestano nel rendimento scolastico. Esiste, infatti, un rapporto tra bassa concentrazione e livello cognitivo soprattutto tra gli studenti di scuole elementari e medie. Con lo scadimento del rendimento scolastico è stata registrata una crescita di stati depressivi, solitudine e ansia. Bilanciare l’uso dell’esposizione ai video, permette al cervello di ricaricarsi e, soprattutto, non utilizzare i dispositivi elettronici quando si va a letto per non incidere sul ciclo del sonno.

Tralasciare le notifiche, che determinano l’uso del telefono, può essere un’occasione per liberarsi dagli stimoli a catena di montaggio. Tutti accorgimenti che possano aiutare a non essere dipendenti dalla tecnologia. Ma esiste un modo ancora più semplice, rapido ed efficace per avere risultati eccellenti: liberarsi della droga tecnologica.

Dopo aver usato il telefono per un certo tempo per lavoro e relazioni sociali, dedicare una fascia oraria al suo spegnimento. Il silenzio è la terapia giusta!