Processo Mazzotti a Como: i fratelli di Cristina testimoniano il dolore di 50 anni fa

Alla sbarra i presunti mandanti del sequestro e omicidio della giovane rapita il 30 giugno 1975 e ritrovata morta il 1° settembre a Galliate.

Como – Questa mattina, nell’aula della Corte d’Assise di Como, si è tenuta un’udienza carica di emozione nel processo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, rapita a 19 anni la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio e ritrovata morta due mesi dopo, il 1° settembre, in una discarica di Galliate (Novara). A testimoniare sono stati i fratelli della vittima, Vittorio e Marina Mazzotti, che hanno riportato alla luce il dolore di una tragedia che ha segnato la loro famiglia 50 anni fa.

Il fratello Vittorio Mazzotti: “La notizia della morte di Cristina fu devastante”

Vittorio, visibilmente commosso, ha ricordato: “La notizia della morte di Cristina arrivò il 1° settembre, il giorno del cinquantesimo compleanno di nostra madre. Fu devastante”. Ha descritto la sorella come “la piccola di casa, brava e diligente”, e il calvario iniziato con la prima telefonata dei rapitori: “Chiesero 5 miliardi di lire. Mio padre disse che non poteva pagarli, e loro minacciarono di rimandarci Cristina a pezzettini. Quelle parole lo distrussero”. Dopo quella chiamata, fu Vittorio a rispondere alle successive richieste, mentre il pagamento del riscatto alimentava una vana speranza. “Il 1° settembre incrociammo per strada mio zio che era andato in Questura: scese dall’auto in lacrime e ci disse che Cristina era morta”.

La sorella Marina: “Disperazione insopportabile”

Marina ha aggiunto: “La disperazione dei miei genitori era insopportabile. Si misero a letto, e io e Vittorio ci sdraiammo accanto a loro, sperando di consolarli. Ma non c’era nulla da consolare”. Il racconto dei fratelli ha dipinto un quadro di impotenza e sofferenza, mentre la corte ascoltava in silenzio.

Gli imputati sono Giuseppe Calabrò, 74enne di San Luca, Antonio Talia, 73enne di Africo, e Demetrio Latella, 71enne residente nel Novarese. Latella è legato al caso da un’impronta digitale sulla Mini di Cristina, identificata solo nel 2006 grazie al sistema Afis. Un quarto imputato, Giuseppe Morabito, è morto a novembre 2024, a processo iniziato. Le accuse: essere i mandanti di un sequestro finito in omicidio, in un’epoca in cui la ‘Ndrangheta estendeva il suo potere al Nord. Il processo, che riprende un cold case dopo decenni, tornerà in aula il 16 aprile, quando Calabrò, unico ad accettare l’esame, sarà interrogato.

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