Più quattrozampe che neonati

Un nesso ci sarà tra diminuzione della natalità e aumento di animali d’affezione nelle famiglie. Nonostante la crisi il comparto della Pet Economy va a gonfie vele.

Ci sono più cani che bambini. Le ultime ricerche in ambito demografico, sociale ed economico hanno rafforzato un tratto peculiare della cosiddetta “società opulenta”: l’invecchiamento della popolazione e la denatalità. “Società opulenta” è stato il titolo di un noto saggio dell’economista John Kenneth Galbraith, scritto nel 1958, per descrivere le economie capitaliste avanzate, caratterizzate da un elevato benessere privato, un consumo diffuso e il superamento della povertà di massa, a fronte però di un settore pubblico trascurato e carente di investimenti.

Sulla scomparsa della povertà di massa si è lontani dalla realizzazione, sul resto lo studioso ha avuto la vista lunga. Il binomio invecchiamento della popolazione e denatalità può rivelarsi un’arma quasi letale per il futuro della società. L’Italia risulta il paese più anziano dell’Unione Europea col 24% della popolazione ultrasessantacinquenne, cifra destinata a superare il 33% entro il 2050, con effetti sulla riduzione della forza lavoro e una forte pressione su pensioni, sanità e welfare.

Com’è ormai conclamato l’Italia ama poco i giovani e quei pochi che ci sono emigrano, alimentando il depauperamento sociale ed economico in atto. Nel contempo, tuttavia, se nascono pochi bambini le case si riempiono di cani e gatti. C’è un nesso tra le due condizioni? Chissà. Può essere una sorta di sublimazione affettiva della mancanza di figli, visto che molte persone amano chiamare i loro amici a 4 zampe con l’appellativo “bimbo/a”.

Indipendentemente da quest’aspetto, ormai, sono compagni abituali in ogni spazio e luogo. Si notano scodinzolanti per strada, al parco, nei locali pubblici, in treno e bus, in vacanza, al teatro, nei momenti di svago. Guai a lasciarli da soli, sono parte integrante della famiglia, una componente essenziale che condiziona, non poco, il modo di vivere.

Mentre la crisi economica divora le famiglie italiane che fanno i salti mortali per mettere insieme il pranzo con la cena, pagare le utenze e mandare i figli a scuola, la “pet economy” va a gonfie vele. Non c’è crisi che tenga tanto che i prodotti e servizi per animali, “tirano che è un piacere”. L’ultimo report di Assalco-Zoomark ci informa che la popolazione di animali da compagnia, in Italia, consta di ben 65 milioni di individui. Nella cifra sono compresi, oltre a cani e gatti, pesci, uccelli, piccoli mammiferi e rettili.

Più animali domestici e meno nascite? Un nesso ci sarà…

Per la cronaca, Assalco è l’associazione nazionale delle Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, mentre Zoomark è la fiera internazionale leader in Europa dedicata al settore dei prodotti e servizi per animali da compagnia. Mentre i neonati scarseggiano, cani e gatti sono passati, nell’ultimo decennio, da 7 milioni e mezzo a circa 12 milioni!

Forse trovare un nesso tra i due fenomeni può essere semplicistico ma i numeri sono inconfutabili e ci suggeriscono che le spese per gli animali da compagnia sono in crescita. In quanto membri della famiglia sono omaggiati e riveriti. Infatti, non è raro trovare famiglie che spendono anche 200-300 euro mensili per soddisfare le loro particolare esigenze.

Se poi c’è bisogno di cure veterinarie le spese in più possono essere di migliaia di euro, anche perché sono tutte a pagamento. E poi la chiamano “vita da cani”.