Il ddl introduce procedure accelerate per le occupazioni senza titolo e le morosità. Nasce una nuova autorità pubblica, mentre le tutele per le categorie vulnerabili vengono ridimensionate a un solo rinvio di sessanta giorni.
Chi occupa un immobile senza titolo o smette di pagare l’affitto potrebbe presto trovarsi con tempi molto più stretti per lasciare la casa. Il disegno di legge numero 1610, attualmente in discussione al Senato nell’ambito del decreto Sicurezza, punta a riscrivere le regole degli sfratti in Italia, introducendo meccanismi pensati per accorciare drasticamente i tempi della giustizia civile — che oggi possono trascinare una procedura per anni.
Il cuore della proposta è quello che i promotori chiamano “sfratto lampo”. Una volta notificato il precetto, l’inquilino avrebbe dieci giorni per lasciare l’immobile volontariamente. Se non lo fa, la macchina esecutiva partirebbe in automatico con l’obiettivo di completare lo sgombero entro un mese. La novità più tecnica e dirompente è l’eliminazione del preavviso di rilascio previsto dall’articolo 608 del codice di procedura civile: senza quell’atto intermedio, l’ufficiale giudiziario potrebbe intervenire senza ulteriori comunicazioni, tagliando uno dei passaggi che oggi allungano l’iter.
Sul fronte della morosità, la riforma introduce una modifica apparentemente in favore degli inquilini: la procedura accelerata scatterebbe solo dopo il mancato pagamento di due mensilità consecutive, mentre la normativa vigente consente già di agire dopo una sola rata non versata (con oltre venti giorni di ritardo). Un margine leggermente più ampio, dunque, ma che una volta superato non ammetterebbe più le dilazioni oggi possibili. La procedura si applicherebbe in modo uniforme sia alle prime case che agli immobili detenuti come investimento o come seconde abitazioni.
Tra le novità strutturali spicca la creazione di un ente completamente nuovo: l’Autorità per l’esecuzione degli sfratti, denominata Aes. Questo organismo pubblico avrebbe il compito di coordinare e gestire le operazioni di sgombero a livello nazionale, alleggerendo i tribunali civili dalla fase esecutiva e puntando a rendere le procedure più uniformi e rapide su tutto il territorio.
Il capitolo più delicato riguarda le categorie considerate vulnerabili: anziani oltre i settant’anni, persone con disabilità, malati gravi, famiglie con figli minori. La riforma non cancella le protezioni esistenti, ma le circoscrive in modo significativo: in presenza di queste condizioni, sarà concesso un unico rinvio dell’esecuzione, della durata massima di sessanta giorni. Trascorso questo periodo, lo sgombero diventerebbe esecutivo senza ulteriori possibilità di proroga. Una scelta che i sostenitori della riforma presentano come il modo per tracciare un confine netto tra il diritto di proprietà e l’assistenza sociale che, sostengono, deve restare di competenza dei servizi pubblici e non scaricarsi sui privati.
Le critiche, prevedibilmente, si concentrano proprio su questo punto: sessanta giorni sono considerati da molti un tempo insufficiente per trovare soluzioni abitative alternative, soprattutto per chi si trova in condizioni di fragilità economica o sanitaria e non dispone di reti di supporto adeguate.