Confronto su direttiva Ue e riforma italiana: istituzioni, esperti e imprese chiedono più poteri e risorse.
Roma – Rafforzare l’indipendenza e l’efficacia dell’organismo di parità in Italia, superando le attuali criticità e cogliendo l’opportunità offerta dalla nuova direttiva europea. È questo il messaggio emerso dal confronto “Nuovo Organismo di Parità e Direttive Europee. La riforma, le criticità, le opportunità”, promosso da Le Contemporanee, Valore D e Fuori Quota, che si è svolto oggi alla sede dell’Associazione Stampa Estera a Palazzo Grazioli.
Al centro del dibattito, il recepimento della direttiva Ue 2023/1499, che dovrà essere attuata entro il 19 giugno 2026 e che introduce requisiti minimi per garantire maggiore efficacia e autonomia agli organismi di parità. Un passaggio ritenuto decisivo anche alla luce dell’iter già avviato in Italia con lo schema di decreto legislativo approvato in via preliminare dal Senato.
Dal confronto tra istituzioni, esperti e rappresentanti delle organizzazioni è emersa la necessità di intervenire su governance, risorse e poteri dell’organismo, per garantirne un ruolo più incisivo nell’attuazione delle politiche di parità e nella tutela dei diritti.
«La direttiva europea sugli equal bodies rappresenta un passaggio importante per rafforzare il ruolo e l’efficacia degli organismi di parità nei diversi Stati membri. Ma non può ridursi a un adeguamento formale: la vera sfida è tradurla in un sistema più incisivo nella tutela dei diritti e nella promozione dell’uguaglianza. Oggi non si tratta solo di semplificare, ma di costruire un sistema più forte, competente ed efficace, capace di accompagnare imprese e istituzioni, leggere la complessità delle discriminazioni e produrre cambiamenti reali», ha affermato Cristiana Scelza, Presidente di Valore D.
«L’Italia affronta un bivio normativo imposto dalle europee. Il termine per l’attuazione è giugno 2026, con una piena operatività prevista per gennaio 2027. Consideriamo questa proposta di riforma un’occasione cruciale per avvicinarci all’Europa, ma vigiliamo affinché non si trasformi in un’occasione mancata o, peggio, in un peggioramento dello status quo. Una riforma “timida” non basta: serve indipendenza reale, potere sanzionatorio e risorse adeguate. Come diciamo da tempo, sarebbe molto utile lanciare una riflessione comune su una autorità garante contro le discriminazioni di genere e multiple sul modello dell’antitrust», ha aggiunto Valeria Manieri, cofondatrice de Le Contemporanee.
Nel corso dei lavori è stato inoltre sottolineato come il recepimento della direttiva rappresenti non solo un adeguamento normativo, ma anche un’occasione per rafforzare l’intero sistema delle politiche di inclusione, attraverso una maggiore integrazione tra istituzioni, imprese e società civile.
«Depotenziare o addirittura perdere la rete delle Consigliere di Parità sarebbe un grave errore. Si tratta di un’eccellenza italiana, competente e particolarmente preziosa proprio perché distribuita a livello capillare nel nostro territorio. Privarsi del suo contributo sarebbe tradire il senso e l’obiettivo della direttiva europea», ha commentato Laura Cavatorta, vicepresidente di Fuori Quota.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, figure di primo piano del mondo istituzionale, accademico ed economico, tra cui l’ex Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, il costituzionalista Alfonso Celotto, l’economista della Banca d’Italia Magda Bianco e il direttore generale dell’UNAR Mattia Peradotto, insieme a rappresentanti delle istituzioni nazionali e territoriali e a esponenti del mondo delle imprese e delle organizzazioni.